La ferita aperta della scuola pubblica
Perché il doppio canale di reclutamento è un dovere etico, giuridico e pedagogico
La scuola statale italiana poggia ormai da anni le proprie fondamenta su una contraddizione strutturale che rischia di comprometterne la tenuta: l’impiego massivo e sistematico di un esercito di oltre duecentomila docenti precari. Parliamo di circa il 20% dell’intero corpo docente nazionale, una percentuale abnorme se confrontata con il 5-6% di realtà europee come Francia e Germania. Non si tratta di una fisiologica gestione delle supplenze temporanee, ma di un vero e proprio sistema di ammortizzamento economico sulla pelle dei lavoratori, assunti a settembre per garantire il funzionamento dello Stato e licenziati puntualmente a giugno per fare «cassa» nei mesi estivi.
Questa reiterazione seriale di contratti a termine oltre la soglia dei 36 mesi calpesta apertamente la direttiva europea 1999/70/CE, esponendo l’Italia a reiterate procedure d’infrazione da parte di Bruxelles e a una pioggia inarrestabile di sentenze di condanna con risarcimenti nei tribunali del lavoro.
Il paradosso della formazione permanente a spese dei docenti
A fronte di questa cronica instabilità, il Ministero dell’Istruzione e del Merito non solo non stabilizza professionisti che garantiscono da anni la continuità del servizio, ma li costringe a una rincorsa sfiancante all’accumulo di punteggio nelle Graduatorie Provinciali (GPS). Un circuito vizioso fatto di master, corsi di perfezionamento, specializzazioni sul sostegno e percorsi abilitanti (i nuovi 30 e 60 CFU) con costi che oscillano puntualmente tra i 2.000 e i 3.000 euro a percorso.
Docenti con stipendi tra i più bassi d'Europa si ritrovano così a dover finanziare di tasca propria il funzionamento delle università e degli atenei telematici, trasformando il diritto all'accesso all'insegnamento in una vera e propria tassa di soggiorno nel precariato.
La falsa meritocrazia dei quiz e il valore del lavoro sul campo
A questo mercato dei titoli si affianca una modalità concorsuale fondata quasi esclusivamente su prove nozionistiche a risposta multipla e su sbarramenti statistici ciechi. Ridurre la complessità dell’atto educativo a una serie di quiz a crocette significa ignorare la natura stessa della professione docente.
Un test standardizzato non potrà mai misurare l’empatia, la sensibilità pedagogica, la capacità di gestione delle dinamiche di gruppo, la resilienza emotiva e l'autorevolezza relazionale: competenze complesse che chi lavora in classe da 3, 5, 10 o 15 anni ha ampiamente dimostrato, affinato e convalidato giorno dopo giorno sul campo.
La rottura della continuità didattica e la tutela della disabilità
Le conseguenze più drammatiche di questa gestione non ricadono solo sulla dignità dei lavoratori, ma colpiscono al cuore il diritto allo studio degli allievi, in primis degli studenti con disabilità e con bisogni educativi speciali. Spezzare annualmente il legame didattico ed emotivo tra docente e allievo significa azzerare i percorsi di inclusione, vanificare le alleanze terapeutiche ed educative costruite con le famiglie e disorientare i ragazzi più fragili.
È inaccettabile che una quota sterminata di cattedre continui a essere relegata all'artificio dell'«organico di fatto», assegnata anno dopo anno sulle stesse classi. Queste cattedre devono essere immediatamente convertite in «organico di diritto», riconoscendo che i bisogni educativi non scadono con il termine delle lezioni.
La risposta istituzionale: il modello del 50 e 50 (Legge Mattarella)
La soluzione a questo collasso non è utopica né richiede artifici normativi inediti: risiede nel ripristino del Doppio Canale di Reclutamento, una formula collaudata e introdotta nel 1989 dall'allora Ministro della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella. Il meccanismo garantisce un perfetto equilibrio tra le diverse legittime aspettative:
* Il 50% dei posti destinato ai vincitori e idonei dei concorsi ordinari;
* Il 50% dei posti riservato allo scorrimento della 1ª fascia GPS, attingendo da docenti già abilitati e specializzati che vantano un solido bagaglio di titoli e di servizio.
Superare l'alibi europeo e la guerra tra lavoratori
È tempo di respingere la narrazione governativa che attribuisce all'Europa il blocco delle assunzioni da GPS. I vincoli del PNRR non possono diventare un paravento dietro cui celare la mancanza di volontà politica: l'Unione Europea sanziona l'Italia proprio per l'eccesso di precarietà, non per la stabilizzazione dei suoi insegnanti formati.
Allo stesso modo, è indispensabile disinnescare la sterile contrapposizione tra idonei di concorso e precari storici delle GPS. Il doppio canale è una misura di sistema che non toglie diritti a nessuno, ma amplia le possibilità di immissione per tutti, prosciugando il bacino della precarietà e restituendo alla scuola pubblica serenità, continuità e dignità professionale.