La plusdotazione: quando l’alto potenziale ha bisogno di essere compreso
La plusdotazione è una caratteristica complessa che richiede attenzione non solo ai numeri dei test cognitivi, ma anche agli aspetti emotivi, sociali e culturali della persona
La plusdotazione (o alto potenziale cognitivo) è una caratteristica che riguarda bambini, ragazzi e adulti con capacità intellettive significativamente superiori alla media. Non si tratta semplicemente di “andare bene a scuola”, ma di un modo diverso — e spesso più intenso — di pensare, sentire e percepire il mondo.
CHE COS’È LA PLUSDOTAZIONE?
In ambito psicologico, la plusdotazione viene generalmente identificata attraverso una valutazione standardizzata dell’intelligenza, ma il quoziente intellettivo da solo non basta a descriverla. Gli studiosi oggi parlano di alto potenziale come di un insieme complesso di abilità cognitive, creatività, motivazione e caratteristiche emotive. La letteratura scientifica evidenzia che i bambini plusdotati: superano i pari in diversi compiti cognitivi come memoria, problem solving e capacità attentiva, tendono a elaborare informazioni complesse in modo più veloce e profondo, manifestano spesso un’elevata motivazione intrinseca verso obiettivi significativi. Un bambino plusdotato può mostrare:
•Apprendimento molto rapido e autonomo
•Linguaggio ricco e precoce
•Curiosità intensa e interessi profondi
•Pensiero critico e capacità di fare collegamenti complessi
•Spiccato senso di giustizia
•Sensibilità emotiva accentuata
Non tutti i bambini con alto potenziale sono uguali: esistono profili molto diversi tra loro, e la plusdotazione può manifestarsi in modo armonico oppure disomogeneo.
MITI E STEREOTIPI
Uno degli errori più comuni è pensare che una persona plusdotata “ce la farà da sola”. In realtà, l’alto potenziale non garantisce successo scolastico o benessere emotivo a prescindere. Alcuni bambini possono annoiarsi, perdere motivazione o sviluppare difficoltà relazionali se non adeguatamente stimolati. Altri stereotipi diffusi includono:
• “È solo precoce, poi si livellerà”
• “Se fosse davvero intelligente, avrebbe voti perfetti”
• “È arrogante” (quando in realtà può essere solo molto curioso o critico)
La mancata comprensione può portare a frustrazione, isolamento o sottorendimento.
PLUSDOTAZIONE E ASPETTI EMOTIVI
Un elemento spesso trascurato è la ipersensibilità. Molti bambini plusdotati vivono emozioni in modo intenso: possono essere empatici, perfezionisti, ansiosi o molto autocritici. Questa intensità può renderli vulnerabili se l’ambiente non è accogliente e comprensivo.
L’asincronia è un’altra caratteristica frequente: lo sviluppo cognitivo può essere molto avanzato rispetto a quello emotivo o motorio. Un bambino può discutere di temi complessi, ma reagire emotivamente come i suoi coetanei — o anche con maggiore fragilità. Lo stadio evolutivo dei ragazzi plusdotati può essere differente a seconda dei casi, talvolta può essere anche più avanzato rispetto alla loro età anagrafica.
IL RUOLO DELLA SCUOLA E DELLA FAMIGLIA
La plusdotazione non è solo una questione di numeri o punteggi nei test. Dal punto di vista sociologico-scientifico, gli studi sottolineano come l’esperienza di plusdotazione sia influenzata dal contesto sociale, dal riconoscimento culturale delle abilità e dalle aspettative educative;
Anche la percezione di sé e il senso di appartenenza influenzano profondamente l’adattamento sociale e scolastico. L’intensità emotiva, la sensibilità verso questioni morali e una profonda curiosità possono generare sia opportunità di crescita sia rischi di isolamento o di incomprensioni nel gruppo.
Inoltre, alcuni studi mostrano che molti studenti plusdotati sottostimano le proprie potenzialità — a volte perché i sistemi educativi non riconoscono o valorizzano adeguatamente le loro specificità.
Riconoscere la plusdotazione è il primo passo. In ambito scolastico possono essere utili:
• Arricchimento del programma
• Approfondimenti personalizzati
• Attività di problem solving e pensiero critico
• Flessibilità nei percorsi di apprendimento
In famiglia è importante offrire ascolto, stimoli adeguati e accettazione, evitando pressioni e aspettative eccessive. Il bambino non è “un progetto da realizzare”, ma una persona da accompagnare nella crescita.
PLUSDOTAZIONE NON SIGNIFICA PRIVILEGIO
Avere un alto potenziale è una caratteristica, non un vantaggio automatico. Senza comprensione e supporto adeguato, può trasformarsi in fonte di disagio. Con il giusto riconoscimento, invece, può diventare una risorsa preziosa per la persona e per la società.
Promuovere una cultura della plusdotazione significa valorizzare la diversità cognitiva e riconoscere che ogni talento ha bisogno di essere nutrito, compreso e guidato.
IL VUOTO NORMATIVO ITALIANO E LE NOVITÀ DEL 2025
Fino a pochi anni fa l’ordinamento italiano non prevedeva una normativa specifica per la plusdotazione. Gli alunni plusdotati erano in molti casi inclusi nella categoria dei Bisogni Educativi Speciali (BES) sulla base di indicazioni ministeriali e direttive scolastiche, ma senza un quadro legislativo dedicato.
Una svolta importante è arrivata nel 2025, con l’approvazione in prima lettura da parte del Senato del DDL. n. 180 / A.C. 2654 sulle Disposizioni in favore degli alunni e degli studenti ad alto potenziale cognitivo.
Il testo, che è in corso di approvazione alla Camera dei Deputati, introduce per la prima volta nel nostro ordinamento un quadro normativo specifico per:
• riconoscere ufficialmente gli studenti plusdotati,
• inserire esplicitamente l’alto potenziale tra i BES,
• prevedere strumenti diagnostici e percorsi educativi personalizzati,
• formare docenti sulla gestione delle differenze cognitive,
• istituire un referente scolastico per l’alto potenziale in ogni istituto e un Comitato tecnico-scientifico per definire criteri e modalità operative.
Questo provvedimento colma un lungo vuoto legislativo e avvicina l’Italia alle pratiche di altri Paesi che riconoscono il diritto all’apprendimento differenziato e personalizzato per studenti ad alto potenziale.
CONCLUSIONI
La plusdotazione è una caratteristica complessa che richiede attenzione non solo ai numeri dei test cognitivi, ma anche agli aspetti emotivi, sociali e culturali della persona. Il riconoscimento normativo in Italia rappresenta un passo significativo verso una scuola più inclusiva e capace di valorizzare le differenze cognitive senza ridurle a un semplice punteggio.
Il motto è: non lasciare nessuno indietro!