La scuola che vorrebbero gli studenti

Paure, sogni e richieste dei ragazzi al ritorno sui banchi: più ascolto, meno pressioni e una scuola capace di prepararli alla vita

A cura di Diego Palma Diego Palma
08 settembre 2026 17:34
La scuola che vorrebbero gli studenti - high school,university student study.hands holding pencil writing paper answer sheet.sitting lecture chair taking final exam attending in examination classroom.concept scholarship for education abroad
high school,university student study.hands holding pencil writing paper answer sheet.sitting lecture chair taking final exam attending in examination classroom.concept scholarship for education abroad
Condividi

Con il ritorno sui banchi tornano anche aspettative, timori e domande sul ruolo che la scuola dovrebbe avere nella vita dei ragazzi. A raccontarli sono gli studenti stessi, chiamati a immaginare non soltanto una scuola più efficace nell’insegnamento, ma un luogo capace di accompagnarli nella crescita personale e nella comprensione del mondo.

A raccogliere le loro voci è Cristina Benenati in un articolo pubblicato il 7 settembre 2026 su La Stampa, dal titolo “Si torna fra i banchi, i pensieri degli studenti tra paure e sogni: ‘Ecco la scuola che vorremmo’”.

Le testimonianze arrivano da diverse parti d’Italia e fanno emergere un filo comune. I ragazzi chiedono una scuola che non si limiti alla trasmissione delle nozioni e alla valutazione attraverso voti, verifiche e interrogazioni. Vorrebbero maggiore spazio per il pensiero critico, il confronto, le attività pratiche e i laboratori, ma anche un'attenzione più concreta alle competenze necessarie per affrontare la vita contemporanea.

Tra i temi sollevati ci sono anche le pari opportunità e il peso economico dell’istruzione sulle famiglie, la necessità di una didattica meno passiva, l’educazione affettiva e digitale e l'acquisizione di strumenti utili per orientarsi nella vita adulta. Ma dalle riflessioni emerge soprattutto il desiderio di essere considerati come persone prima ancora che come studenti: un risultato negativo non dovrebbe diventare un’etichetta, così come una difficoltà non dovrebbe trasformarsi in motivo di esclusione o vergogna.

La scuola immaginata dai ragazzi è dunque autorevole senza essere autoritaria, capace di correggere senza umiliare e di ascoltare prima di giudicare. Una comunità nella quale insegnanti e studenti possano incontrarsi, riconoscendo che educare significa anche aiutare una persona a comprendere se stessa, gli altri e il proprio posto nel mondo.

È una richiesta che va oltre il semplice cambiamento dei programmi: fare della scuola un luogo nel quale imparare significhi anche crescere, partecipare, sbagliare e riprovare.

Fonte: La Stampa, 7 settembre 2026. Articolo di Cristina Benenati.

Per conoscere integralmente le testimonianze degli studenti e approfondire le loro proposte, è possibile proseguire la lettura direttamente nell’articolo originale:

Leggi l’articolo completo di Cristina Benenati su La Stampa

Segui Voce della Scuola