La scuola che vorrebbero gli studenti
Paure, sogni e richieste dei ragazzi al ritorno sui banchi: più ascolto, meno pressioni e una scuola capace di prepararli alla vita
Con il ritorno sui banchi tornano anche aspettative, timori e domande sul ruolo che la scuola dovrebbe avere nella vita dei ragazzi. A raccontarli sono gli studenti stessi, chiamati a immaginare non soltanto una scuola più efficace nell’insegnamento, ma un luogo capace di accompagnarli nella crescita personale e nella comprensione del mondo.
A raccogliere le loro voci è Cristina Benenati in un articolo pubblicato il 7 settembre 2026 su La Stampa, dal titolo “Si torna fra i banchi, i pensieri degli studenti tra paure e sogni: ‘Ecco la scuola che vorremmo’”.
Le testimonianze arrivano da diverse parti d’Italia e fanno emergere un filo comune. I ragazzi chiedono una scuola che non si limiti alla trasmissione delle nozioni e alla valutazione attraverso voti, verifiche e interrogazioni. Vorrebbero maggiore spazio per il pensiero critico, il confronto, le attività pratiche e i laboratori, ma anche un'attenzione più concreta alle competenze necessarie per affrontare la vita contemporanea.
Tra i temi sollevati ci sono anche le pari opportunità e il peso economico dell’istruzione sulle famiglie, la necessità di una didattica meno passiva, l’educazione affettiva e digitale e l'acquisizione di strumenti utili per orientarsi nella vita adulta. Ma dalle riflessioni emerge soprattutto il desiderio di essere considerati come persone prima ancora che come studenti: un risultato negativo non dovrebbe diventare un’etichetta, così come una difficoltà non dovrebbe trasformarsi in motivo di esclusione o vergogna.
La scuola immaginata dai ragazzi è dunque autorevole senza essere autoritaria, capace di correggere senza umiliare e di ascoltare prima di giudicare. Una comunità nella quale insegnanti e studenti possano incontrarsi, riconoscendo che educare significa anche aiutare una persona a comprendere se stessa, gli altri e il proprio posto nel mondo.
È una richiesta che va oltre il semplice cambiamento dei programmi: fare della scuola un luogo nel quale imparare significhi anche crescere, partecipare, sbagliare e riprovare.
Fonte: La Stampa, 7 settembre 2026. Articolo di Cristina Benenati.
Per conoscere integralmente le testimonianze degli studenti e approfondire le loro proposte, è possibile proseguire la lettura direttamente nell’articolo originale: