«La scuola pubblica non si tocca». Maraio (PSI) a Quartu Sant'Elena per le comunali
Il segretario del PSI in Sardegna a sostegno della lista "Avanti Quartu". Tra i candidati anche il direttore Diego Palma. Un'occasione per parlare di dimensionamento, autonomia differenziata e dignità degli insegnanti
Segretario Maraio, cosa porta il segretario nazionale del PSI a Quartu Sant'Elena a pochi giorni dal voto?
Porta quello che i socialisti hanno sempre fatto: stare vicino alla gente, nei territori, nei momenti che contano. Quartu Sant'Elena ha una storia socialista radicata e forte, ha contribuito in modo determinante alla modernizzazione di quest'area metropolitana. Oggi siamo qui per sostenere una lista, "Avanti Quartu", che guarda al futuro, fatta di uomini, donne, giovani, che si mettono insieme su un progetto comune. Una bella squadra che si pone al servizio delle persone, per interpretarne le esigenze e soprattutto per risolvere i problemi concreti: dalla sicurezza urbana ai servizi cittadini. E per dare continuità alla buona amministrazione del sindaco Graziano Milia, con idee nuove e con lo spirito storico dei socialisti.
Tra i candidati della lista c'è Diego Palma, docente e giornalista, che si occupa da anni di scuola. Una scelta che ha un significato preciso?
Assolutamente sì. Diego porta nella lista qualcosa la conoscenza diretta e quotidiana della scuola, vissuta dall'interno come docente e raccontata come giornalista. È esattamente il tipo di competenza che la politica dovrebbe valorizzare, non ignorare. La scuola pubblica è stata storicamente uno dei pilastri dell'azione socialista, e avere in lista chi la scuola la vive ogni giorno non è un dettaglio, è una scelta culturale e politica precisa.
Parlando di scuola: qual è oggi la priorità assoluta per il PSI?
La difesa della scuola pubblica. Non è uno slogan, è una precondizione. Questo governo di centrodestra continua ad attaccare il sistema scolastico pubblico, togliendo ai giovani la possibilità di formarsi in condizioni di uguaglianza. Il dimensionamento scolastico sta cancellando oltre duemila istituti, soprattutto nelle aree periferiche, in quei territori a più alto disagio dove la scuola non è solo un luogo di istruzione, è l'unico presidio di socialità, di cultura, di aggregazione, insieme agli oratori. Togliere la scuola a quei territori significa abbandonarli due volte.
Il tema del dimensionamento è centrale anche nel dibattito sindacale e professionale. Come lo legge il PSI?
Come un errore strategico che pagheremo per generazioni. Si sta concentrando la scuola in strutture sempre più grandi, le cosiddette scuole-pollaio, che non sono alla portata dei giovani, che non istruiscono, non formano, non creano comunità. E in tutto questo si continua a non affrontare seriamente il problema degli stipendi degli insegnanti, che restano al di sotto della media europea. Gli insegnanti sono un patrimonio straordinario di questo Paese e vengono trattati come una voce di costo da tagliare. Noi la pensiamo esattamente all'opposto: bisogna investire sulla scuola pubblica, non smantellarla.
In queste ore torna in discussione l'autonomia differenziata. Che impatto avrebbe sulla scuola?
Un impatto devastante, ed è per questo che ci allarmiamo ogni volta che questo progetto torna sul tavolo. Il ministro Calderoli ha rispolverato l'autonomia differenziata proprio mentre ero in viaggio verso la Sardegna. Differenziare nelle varie regioni la formazione, la cultura, l'istruzione per i giovani significa bloccare i percorsi formativi e, soprattutto, significa distruggere l'uguaglianza tra i cittadini. Un ragazzo che nasce in Calabria o in Sardegna ha lo stesso diritto a una scuola di qualità di un ragazzo che nasce in Lombardia. L'autonomia differenziata nega questo principio. Per noi socialisti la scuola pubblica è e resta una questione nazionale, non regionale.
Un giudizio complessivo sul governo Meloni in materia di istruzione?
Negativo. Senza attenuanti. Hanno smantellato la scuola con il dimensionamento, non hanno investito sugli stipendi degli insegnanti, e ora rilanciano l'autonomia differenziata come se fosse una risposta ai problemi del Paese. Non lo è. E gli elettori, sono convinto, lo sanno.
Tornando alla Sardegna: come valuta i primi due anni dell'amministrazione Todde?
Con soddisfazione. Il PSI ha sostenuto convintamente Alessandra Todde fin dall'inizio, siamo stati tra i primi a esprimerci a favore della coalizione progressista che ha poi vinto. In questi due anni si è avviata una normalizzazione dell'azione amministrativa, si è messa in campo una squadra seria attorno a una presidente che lavora con rigore. Le battaglie storiche dei socialisti, tutela dell'ambiente, valorizzazione del turismo, attenzione ai giovani, difesa dei servizi territoriali, trovano in questa amministrazione la loro dimensione più avanzata. Siamo soddisfatti e continuiamo a sostenere questo percorso.
Domenica si vota. Cosa chiede ai cittadini di Quartu?
Di scegliere con la testa e con il cuore. Di guardare a chi ha dimostrato concretamente di stare dalla parte delle persone, di chi conosce i problemi del territorio perché li vive ogni giorno. "Avanti Quartu" è una lista che merita fiducia, con persone che portano competenza, passione e radicamento nel tessuto civile e culturale della città. Votare per questa lista significa dare un contributo non solo alle sorti di Quartu, ma a costruire un'alternativa credibile al centrodestra che sta governando male a tutti i livelli.