L'ARAN: aumenti superiori alle aspettative negli ultimi sei anni. Ma le buste paga della scuola dicono il contrario
Il nuovo Rapporto semestrale dell’ARAN sbandiera una realtà di aumenti, successi e incrementi salariali che, a leggerlo con superficialità, potrebbe persino fare invidia a quei Paesi dai sistemi di we...
Il nuovo Rapporto semestrale dell’ARAN sbandiera una realtà di aumenti, successi e incrementi salariali che, a leggerlo con superficialità, potrebbe persino fare invidia a quei Paesi dai sistemi di welfare invidiabili. Ma chiunque appartenga alla realtà scolastica, e ancor più chi si trova a gestire una busta paga, potrebbe scuotere la testa e chiedersi dove sia tutto questo progresso economico. Dall’analisi dei dati, emerge uno strano paradosso: nonostante gli incrementi lordi vantati nel rapporto ARAN, il salario netto, quello che fa la differenza alla fine del mese, sembra essere sempre più magro.
La retorica dell’aumento: lo slittamento salariale e gli incrementi tabellari
Il rapporto ARAN parla chiaro: per i comparti della pubblica amministrazione, tra cui scuola e ricerca, vi è stato un incremento salariale che supera le aspettative, specialmente se si osservano gli ultimi due trienni contrattuali (2016-2018 e 2019-2021). Un fenomeno, definito nel rapporto come “slittamento salariale”, mostra come le retribuzioni di fatto siano cresciute persino più dei numeri sanciti dai Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro (CCNL). Per la scuola e la ricerca, ad esempio, si riporta un incremento del 4,78% rispetto al 3,48% concordato, numeri che dovrebbero risuonare come una buona notizia.
Ma il punto chiave è che questa crescita riguarda il lordo, ovvero quella parte di retribuzione che, prima delle trattenute, sembra promettere molto più di quello che poi, effettivamente, resta nelle mani di insegnanti e personale amministrativo. E qui risiede la questione fondamentale: le buste paga della scuola raccontano un’altra storia.
L’aumento delle tasse e delle trattenute previdenziali: il netto sempre più leggero
Mentre il lordo si gonfia, il netto, quello su cui fanno affidamento migliaia di insegnanti e dipendenti del settore scolastico, va incontro a una serie di salassi. Gli incrementi lordi sono stati vanificati dal fisco e dalle trattenute previdenziali che hanno eroso progressivamente il potere d’acquisto. Gli incrementi salariali finiscono per spingere i lavoratori in scaglioni fiscali più elevati, con aliquote IRPEF sempre più consistenti. Come se non bastasse, il prelievo sulle addizionali regionali e comunali aumenta, e i contributi previdenziali, proporzionalmente più pesanti, contribuiscono a ridurre il netto finale.
È proprio a causa di questa pressione fiscale e contributiva che, invece di migliorare, le buste paga dei dipendenti della scuola appaiono sempre più impoverite, a dispetto di quanto dichiarato dall’ARAN. Questa discrepanza è un dato di fatto: mentre la contrattazione nazionale presenta cifre di tutto rispetto, il reale potere d’acquisto di chi lavora nella scuola è compromesso.
Inflazione e potere d’acquisto: la perdita nascosta nel rapporto ARAN
Il rapporto dell’ARAN, aggiornato a settembre 2024, racconta di aumenti, ma non riesce a fotografare l’impatto dell’inflazione su queste cifre. La crescita retributiva, vantata come un successo nel rapporto, si scontra con l’inflazione galoppante che caratterizza l’economia italiana. L’inflazione riduce la capacità di spesa reale, tanto che gli incrementi registrati sembrano appena sufficienti a coprire il costo della vita, lasciando ai dipendenti della scuola ben poco spazio per migliorare il proprio tenore di vita.
Per fare un confronto, l’ARAN registra che per il comparto Funzioni Centrali l’aumento di fatto è stato di 406 euro, contro i 191 previsti dai CCNL. Un incremento simile è riscontrabile anche nella scuola e ricerca, dove l’incremento effettivo è stato di 180 euro, rispetto ai 175 previsti. Ma se si considera che questo aumento di fatto non tiene conto della perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione, ecco che le cifre si rivelano drammaticamente insufficienti.
La realtà della scuola: stipendi magri, buste paga impoverite
Per chi vive il mondo della scuola, questi numeri e le percentuali registrate dall’ARAN appaiono quasi un’illusione. Non si può ignorare il fatto che l’incremento lordo nominale non corrisponde a un incremento reale del benessere economico dei lavoratori scolastici. Le segreterie amministrative e i docenti sono ben consapevoli che il netto delle loro buste paga, con buona pace del rapporto ARAN, è sempre più sottile.
La distanza tra la retorica degli aumenti e la realtà di chi lavora nella scuola non è mai stata così grande. E mentre i numeri dei report sembrano incoraggianti, la realtà quotidiana fatta di buste paga sempre meno generose racconta una verità ben diversa.