L’attesa che logora il merito: il silenzio assordante sul concorso docenti secondaria
Mentre l’anno nuovo muove i primi passi, migliaia di docenti della scuola secondaria restano prigionieri di un limbo burocratico
Mentre l’anno nuovo muove i primi passi, migliaia di docenti della scuola secondaria restano prigionieri di un limbo burocratico. Perché questa disparità di trattamento rispetto a Infanzia e Primaria? Dietro i ritardi dello "sbarramento" non ci sono solo scadenze, ma vite sospese tra l'ansia e l'indignazione.
3 Gennaio. Per molti è il tempo dei buoni propositi, per i docenti della scuola dell’Infanzia e della Primaria è il giorno del ritorno in trincea con l’inizio delle convocazioni per le prove orali. Ma per chi aspira a una cattedra nella Scuola Secondaria di primo e secondo grado, il calendario è rimasto congelato al 5 dicembre. Da un mese esatto, il silenzio del Ministero dell’Istruzione e del Merito è diventato un muro invalicabile.
Figli e figliastri: la disparità che ferisce
Ciò che fa più male non è solo l’attesa, ma l’evidente disparità di trattamento. Com'è possibile che, a parità di procedura concorsuale legata ai fondi PNRR, una parte del corpo docente sia già proiettata verso la fase finale mentre l’altra non conosca nemmeno i propri "avversari"?
Non è dato sapere quanti siano i candidati per classe di concorso, né quale sia la soglia reale dello sbarramento. Questo sbilanciamento temporale e informativo crea una spaccatura ingiustificabile: docenti di serie A e docenti di serie B, accomunati dallo stesso sacrificio ma divisi da una gestione amministrativa che sembra procedere a due velocità, senza una logica apparente.
La trasparenza non è un optional, è un diritto
Chi muove i fili di questa complessa giostra burocratica sembra dimenticare che la trasparenza è il pilastro su cui regge la fiducia tra cittadino e Stato. La Legge 241/1990 parla chiaro: l’azione amministrativa deve essere pubblica e motivata. Nascondere i numeri, non pubblicare le statistiche di partecipazione e tardare nella definizione degli esiti significa calpestare il diritto dei candidati a una procedura limpida.
Senza dati certi, lo "sbarramento" diventa un fantasma che si aggira tra le scrivanie del Ministero, alimentando il sospetto che la gestione della cosa pubblica sia diventata un affare per pochi eletti, lontano dagli occhi di chi, con quei numeri, si gioca il futuro professionale.
L’agonia dei "numeri" e il mercato dell’ansia
Ma oltre la norma, c’è l’aspetto umano, quello che le circolari ministeriali non toccano mai. Un docente precario non è una pratica da evadere; è una persona che convive con un’ansia che toglie il sonno. È lo studio matto e disperatissimo su programmi sterminati, senza sapere se quello sforzo avrà mai un palcoscenico su cui essere messo alla prova.
In questo vuoto pneumatico creato dalle istituzioni, prosperano i "mercenari" della formazione: sciacalli pronti a vendere corsi e simulazioni per prove orali che non si sa nemmeno se verranno sostenute. È un mercato del dolore e dell’incertezza che si nutre del silenzio di Viale Trastevere. Sentirsi considerati sempre meno "persone" e sempre più "ingranaggi" di una macchina che non rispetta i tempi della vita è l’umiliazione più grande per chi ha scelto di dedicarsi all’educazione.
Un appello alla dignità
Chiediamo con forza a chi gestisce queste procedure: dove è finita la considerazione per il capitale umano della scuola? I docenti sono la spina dorsale di questo Paese, non sono spettatori passivi di una lotteria opaca.
È necessario che il Ministero rompa questo silenzio, pubblichi i dati e restituisca ai candidati della secondaria la stessa dignità concessa ai colleghi degli altri ordini di scuola. La giostra deve girare per tutti, o non è una giostra: è un’ingiustizia.