Le humanities tornano al centro del futuro

Il Festival chiude con oltre 4.500 presenze, più studenti e 250 mila visualizzazioni su Instagram.

20 ottobre 2026 15:55
Le humanities tornano al centro del futuro -
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MACERATA — Le scienze umane e sociali tornano a essere strumenti per comprendere il presente e progettare il futuro. È il messaggio emerso dalla quarta edizione del Macerata Humanities Festival, promosso dall’Università di Macerata dal 13 al 16 ottobre e concluso con oltre 4.500 presenze.

La manifestazione, insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica, ha riunito più di 150 protagonisti in oltre 50 appuntamenti dedicati al tema “Oltre la legge della forza. Valore della conoscenza, conoscenza dei valori”. Incontri, spettacoli e iniziative culturali hanno messo in relazione la ricerca accademica con le domande dei cittadini. «Le humanities stanno tornando centrali nella comprensione e nel governo del presente e nella programmazione del futuro», ha osservato il rettore John McCourt, ideatore del Festival. Secondo McCourt, discipline come filosofia, storia, letteratura e scienze sociali aiutano a valutare le conseguenze delle scelte, riconoscere le ingiustizie e immaginare alternative.

Studenti e pubblico in crescita

Tra i segnali più significativi c’è l’aumento del 10,4% dei check-in studenteschi. Il concorso letterario Humanities ha inoltre offerto ai giovani uno spazio diretto di espressione. Alla partecipazione in presenza si è affiancata quella online: un primo conteggio dei contenuti dedicati al Festival su Instagram ha superato le 250 mila visualizzazioni. «È stato un lavoro corale di docenti, ricercatori, personale e studenti dei cinque dipartimenti», ha sottolineato Fabiola Falappa, delegata del rettore per il Festival. «Discipline diverse hanno dialogato tra loro e con il pubblico, portando la conoscenza fuori dalle aule».

Ospiti internazionali, scienza e spettacolo

Uno dei momenti centrali è stato il conferimento della laurea honoris causa allo scrittore Colm Tóibín, alla presenza dell’ambasciatrice d’Irlanda Elizabeth McCullough. L’evento ha rafforzato il profilo internazionale della manifestazione, raccontata anche da testate italiane e straniere, tra cui Avvenire, La Stampa, La Repubblica e The Irish Times. Il sociologo Hartmut Rosa e gli studiosi Alberto Oliverio e Vittorio Gallese hanno intrecciato prospettive sociologiche e neuroscientifiche. Il dottorato honoris causa a Stefano Mancuso, conferito dall’Accademia di Belle Arti di Macerata, ha invece portato in primo piano il rapporto tra esseri umani, mondo vegetale e responsabilità ambientale. Il programma ha dato spazio anche ai linguaggi artistici: la narrazione di Matteo Caccia, la musica di Appassionata e il teatro di Paola Minaccioni, protagonista della serata conclusiva al Lauro Rossi, andata esaurita. A rappresentare visivamente l’edizione è stata la Sfinge realizzata dall’illustratore Michelangelo Rossato con Ars in Fabula.

La sfida della quinta edizione

Archiviata la quarta edizione, l’Università guarda già alla prossima. L’obiettivo è consolidare le collaborazioni e reperire nuove risorse. McCourt ha annunciato l’avvio di un confronto con imprese, fondazioni e istituzioni per assicurare al Festival «un sostegno economico più forte e continuativo» e coinvolgere nuovi partner. «È un investimento in un ottimo biglietto da visita per la città, l’Università e le Marche», ha affermato il rettore. La rete costruita finora comprende il patrocinio di Regione Marche, Comune di Macerata, Fondazione Marche Cultura, Crui e Rai Marche, con TGR Marche come media partner e il sostegno di imprese e istituti di credito del territorio. Alla realizzazione hanno contribuito i cinque dipartimenti dell’Ateneo insieme a realtà quali Amnesty International, Save the Children, Biblioteca Statale, Eurocarers, Inrca, Inps, Cnr e Gruppo Andreani. Una rete ampia che conferma la volontà del Festival di fare delle humanities non soltanto un campo di studio, ma uno spazio pubblico di confronto sulle trasformazioni della società.

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