Lezioni di taser e manganello agli studenti: scoppia la polemica tra Genova e Milano

Una recente visita all’Expo Training 2024 di Milano ha acceso un acceso dibattito: una scolaresca di Genova è stata accompagnata all’evento per una lezione sui metodi di coercizione, tra cui l’uso di...

A cura di Redazione Redazione
02 novembre 2024 22:11
Lezioni di taser e manganello agli studenti: scoppia la polemica tra Genova e Milano -
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Una recente visita all’Expo Training 2024 di Milano ha acceso un acceso dibattito: una scolaresca di Genova è stata accompagnata all’evento per una lezione sui metodi di coercizione, tra cui l’uso di taser e manganelli, una scelta che ha generato numerose critiche. Durante l’incontro, ai giovani sarebbe stato mostrato come utilizzare questi strumenti, suscitando reazioni forti da parte della politica e dell’opinione pubblica.

La preoccupazione del Movimento 5 Stelle

La prima reazione arriva dal Movimento 5 Stelle. I deputati Anna Laura Orrico e Roberto Traversi hanno definito l’episodio come un esempio di “alternanza scuola-manganello”, sollevando perplessità sul messaggio educativo trasmesso. “È questa la scuola che vogliamo per il futuro dei nostri giovani?” hanno domandato in una dichiarazione congiunta, chiedendo al Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di prendere posizione. Orrico ha poi chiarito: “Pensiamo ancora che le vere armi al servizio degli studenti siano i libri, la conoscenza e il sapere.” Un invito a tornare a un’educazione che punti alla crescita personale, piuttosto che a insegnare strumenti di coercizione.

In risposta all’accaduto, il Movimento 5 Stelle ha anche presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo spiegazioni ufficiali al ministro Valditara, soprattutto riguardo i valori che il sistema educativo dovrebbe promuovere.

La dichiarazione di Irene Manzi del Partito Democratico

Anche Irene Manzi, responsabile scuola del Partito Democratico, ha espresso un netto dissenso. “È necessario chiarire quanto – stando alle ricostruzioni giornalistiche – sembra essere avvenuto presso gli stand delle forze dell’ordine allestiti all’Expo Training 2024,” ha dichiarato, richiedendo un’indagine da parte del Ministero dell’Interno per verificare l’accaduto. Manzi ha aggiunto che, se confermato, questo approccio “sarebbe molto grave” in un contesto che dovrebbe essere dedicato all’orientamento e alla formazione. “Non vi è nulla di formativo, orientativo e tantomeno educativo nella dimostrazione pratica della violenza,” ha concluso.

Il Sindaco di Genova: l’importanza dell’educazione alla legalità

Da parte sua, il sindaco di Genova Marco Bucci ha preso una posizione più equilibrata. Pur riconoscendo la possibilità che l’incontro potesse essere gestito in modo diverso, Bucci ha sostenuto che l’obiettivo fosse far conoscere agli studenti le dotazioni delle forze dell’ordine. “L’educazione alla legalità è importante, ma dobbiamo anche porci il problema delle modalità con cui queste informazioni vengono trasmesse ai ragazzi,” ha dichiarato. Bucci ha invitato a riflettere sull’importanza di informare i giovani, ma con attenzione al modo in cui questo avviene, affinché resti appropriato al contesto educativo.

Le reazioni delle associazioni dei genitori e dei sindacati scolastici

La questione non ha lasciato indifferenti nemmeno le associazioni di genitori e i sindacati scolastici, che hanno espresso una forte contrarietà rispetto alle modalità della dimostrazione. “È inappropriato che strumenti di coercizione come taser e manganelli siano presentati a studenti minorenni come se facessero parte del loro percorso educativo,” ha dichiarato un rappresentante dell’Associazione Nazionale Genitori, chiedendo che il Ministero dell’Istruzione stabilisca regole più chiare per le attività extracurriculari proposte alle scuole.

La risposta attesa del Ministero dell’Istruzione

Al momento, il Ministero dell’Istruzione non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma la risposta all’interrogazione parlamentare del Movimento 5 Stelle è molto attesa e potrebbe fare chiarezza sull’accaduto. Mentre si attende una posizione ufficiale, la questione continua a dividere l’opinione pubblica, portando alla luce interrogativi cruciali sul modello educativo che si desidera offrire ai giovani italiani.

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