Maturità, scena muta all’orale e diploma con 65: è polemica. Presidi, sindacati e docenti chiedono di cambiare le regole
Immagine rappresentativa (720px di larghezza):Un’aula scolastica vuota con una sedia rivolta verso una commissione d’esame (commissione sfocata sullo sfondo, studente assente al centro)Un gesto simbol...

Immagine rappresentativa (720px di larghezza):
Un’aula scolastica vuota con una sedia rivolta verso una commissione d’esame (commissione sfocata sullo sfondo, studente assente al centro)
Un gesto simbolico che accende il dibattito sull’Esame di Stato
Sta facendo discutere in tutta Italia la scelta di Gianmaria Favaretto, 19 anni, diplomato con 65/100 al liceo scientifico Fermi di Padova, che ha deciso di presentarsi all’orale della maturità e fare scena muta per protesta contro il sistema di valutazione scolastico. Un gesto forte e provocatorio, con cui il ragazzo ha inteso denunciare ciò che considera un meccanismo ingiusto e obsoleto. Grazie ai crediti accumulati durante il percorso scolastico e ai buoni risultati nelle prove scritte, Favaretto ha comunque ottenuto il diploma, senza proferire parola davanti alla commissione.
L’Anp: “Chi non sostiene l’orale deve ripetere l’anno”
La vicenda ha suscitato la dura reazione dell’Associazione nazionale presidi (Anp). Il presidente Antonello Giannelli, intervistato dall’ANSA, ha definito “inaccettabile” che un candidato possa rifiutarsi di affrontare l’orale e diplomarsi comunque. “Il colloquio deve essere insostituibile – ha dichiarato – chi si rifiuta di sostenerlo non deve poter superare l’esame. È una questione di rispetto per le regole, per la commissione e per gli altri studenti”.
Giannelli ha anche lanciato un monito contro possibili emulazioni future, segnalando che casi simili si sono già verificati e che il rischio è in crescita. “Gli escamotage non devono esistere – ha detto – serve una riforma normativa urgente”.
La Uil Scuola: valutare l’intero percorso, non solo l’orale
Meno rigida la posizione della Uil Scuola, che pur criticando la scelta dello studente, invita a una riflessione più ampia sulla valutazione dell’intero percorso quinquennale. Secondo il sindacato guidato da Giuseppe D’Aprile, l’Esame di Stato dovrebbe tener conto dei progressi individuali e non ridursi a una semplice somma di punteggi.
“L’orale e lo scritto – spiega la Uil – devono valorizzare anche la creatività e la personalità dello studente. Il voto finale deve essere espressione dell’intero percorso di crescita, non solo di una prestazione finale”.
Lettera al ministro Valditara: “Ripensare l’orale”
Nel mondo docente, c’è chi chiede un intervento normativo diretto del ministro dell’Istruzione. È il caso del professore Aldo Domenico Ficara, che in una lettera aperta a Giuseppe Valditara sostiene la necessità di rendere l’orale obbligatorio per tutti. “L’orale – scrive Ficara – non è solo una prova: è un passaggio fondamentale per dimostrare capacità espressive, argomentative e di confronto”.
Il docente riconosce il valore simbolico della protesta, ma sottolinea che un sistema educativo maturo deve garantire una valutazione completa e coerente delle competenze, e non lasciare spazio a scorciatoie che possano svuotare di senso l’esame conclusivo del ciclo scolastico.
Tra provocazione e necessità di riforma
Il gesto di Favaretto ha sicuramente raggiunto l’obiettivo di accendere i riflettori su un Esame di Stato che da anni è oggetto di dibattito. Se da un lato ha scosso il mondo scolastico per la sua radicalità, dall’altro ha riaperto il confronto su come valutare davvero gli studenti: solo tramite prove finali, oppure valorizzando il percorso, le difficoltà superate e la crescita individuale?
Il Ministero è ora chiamato a valutare se sia il caso di introdurre correttivi, affinché la maturità non venga percepita come un mero rituale formale, ma resti un momento autentico di verifica e consapevolezza.