Mestre, esplode la bufera a scuola: “Corso di bengalese per i bambini italiani”

Mestre, esplode la bufera a scuola: “Corso di bengalese per i bambini italiani”

A cura di Redazione Redazione
19 gennaio 2025 13:28
Mestre, esplode la bufera a scuola: “Corso di bengalese per i bambini italiani” -
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Un’iniziativa didattica volta a favorire l’inclusione e l’interculturalità si è trasformata in un caso mediatico che ha scatenato discussioni e polemiche. A Mestre, in un istituto scolastico della zona, è stato proposto un corso di lingua bengalese rivolto agli alunni italiani, con l’obiettivo di stimolare la curiosità verso culture e lingue diverse. Secondo quanto riportato da Libero Quotidiano, la notizia ha scatenato un’ampia reazione sia all’interno della comunità scolastica sia nell’opinione pubblica locale.

L’iniziativa e la reazione dei genitori
Il progetto, promosso da alcuni insegnanti in collaborazione con esperti di lingua bengalese, mirerebbe a far conoscere ai ragazzi italiani la cultura del Bangladesh, Paese dal quale provengono diversi studenti stranieri iscritti nello stesso istituto. L’idea di fondo era quella di favorire uno scambio reciproco di conoscenze, in cui la lingua rappresentasse un ponte tra gli alunni di diverse origini.

Tuttavia, l’iniziativa ha sollevato più di qualche perplessità tra i genitori italiani, divisi tra chi sostiene il progetto come esperienza arricchente per i propri figli e chi invece ritiene che le ore a disposizione a scuola dovrebbero essere dedicate a materie considerate “fondamentali” o, semmai, a corsi di recupero e potenziamento di materie curriculari come italiano, matematica e inglese.

La presa di posizione delle forze politiche
Alle critiche dei genitori si sono sommate quelle di esponenti politici locali, i quali hanno messo in dubbio l’utilità di insegnare il bengalese a studenti italiani, specialmente se l’iniziativa comporta l’impiego di risorse o ore scolastiche sottratte ad altre attività. C’è chi accusa la scuola di aver preso una decisione “ideologica”, forzando su temi di inclusione e multiculturalismo e ponendo in secondo piano altre priorità del percorso formativo.

D’altro canto, alcuni consiglieri comunali e rappresentanti del mondo associativo hanno difeso il progetto, definendolo un modo concreto per sensibilizzare i giovani al rispetto delle differenze e per favorire un clima di scambio e solidarietà all’interno dell’istituto. In una società sempre più multietnica e in un quartiere come quello di Mestre, che negli ultimi anni ha visto crescere la presenza di comunità straniere (tra cui quella bangladese), la scuola potrebbe svolgere un ruolo chiave nel promuovere il dialogo interculturale.

La posizione della scuola
La dirigenza scolastica, in una nota riportata dai media locali, ha ribadito che il corso sarebbe stato del tutto facoltativo e programmato fuori dal tradizionale orario di lezione, senza dunque andare a sottrarre risorse alle materie principali. L’obiettivo principale sarebbe quello di creare un percorso di avvicinamento alla lingua bengalese, ma anche alle tradizioni e alla storia di un Paese che per molti italiani è ancora poco conosciuto.

Inoltre, il progetto dovrebbe rappresentare un’occasione di interazione tra ragazzi italiani e bambini di origine bangladese, favorendo l’integrazione e l’apprendimento reciproco: gli alunni di origine straniera si sentirebbero valorizzati nel condividere con i compagni elementi della propria cultura, mentre gli italiani acquisirebbero nuove competenze linguistiche e sociali.

Prospettive future
Nonostante le polemiche, il dibattito ha portato in luce la crescente multiculturalità del territorio mestrino e la necessità di definire metodologie e progetti didattici adeguati a una società in rapida trasformazione. Se la scuola di Mestre deciderà di proseguire con il corso di bengalese (magari apportando modifiche organizzative per andare incontro alle critiche), la vicenda potrebbe aprire la strada a iniziative simili, con l’introduzione di altre lingue e culture minoritarie presenti sul territorio.

La questione, tuttavia, rimane delicata: da un lato c’è la volontà di promuovere un’educazione aperta e multiculturale, dall’altro l’esigenza di dare priorità a progetti che non appesantiscano le famiglie e i bambini con troppe attività extra o con percorsi percepiti come “meno utili”. In ogni caso, la vicenda ha dimostrato come la scuola rappresenti ancora un luogo di confronto e scontro tra idee diverse, specchio di una società italiana in continuo cambiamento.

Fonte: Libero Quotidiano

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