Milano, evento politico sul tema immigrazione, palco affollato e parole che non lasciano molto spazio alle interpretazioni

Perché qui il punto non è la libertà di parola. È l’opportunità politica. E soprattutto il messaggio implicito

A cura di Redazione Redazione
19 aprile 2026 10:04
Milano, evento politico sul tema immigrazione, palco affollato e parole che non lasciano molto spazio alle interpretazioni -
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Il ministro dell’Istruzione interviene in un contesto dove il lessico non è quello della scuola, ma quello della contrapposizione politica più netta: confini, presenza, identità, appartenenza. Tutto legittimo nel dibattito pubblico. Molto meno lineare quando a parlare è chi dovrebbe rappresentare — per definizione istituzionale — l’intero sistema educativo del Paese.

Perché qui il punto non è la libertà di parola. È l’opportunità politica. E soprattutto il messaggio implicito.

Un ministro che dovrebbe essere riferimento per insegnanti, dirigenti e studenti entra in uno spazio dove la scuola non è protagonista, ma sfondo. E dove il linguaggio tende inevitabilmente a polarizzare.

E allora la domanda si fa semplice, quasi brutale: è questo il ruolo che si immagina per chi guida l’istruzione pubblica? Partecipare a eventi dove il confine tra analisi politica e slogan è sottile?

Oggi il dibattito è sugli stranieri. Domani su chi? Perché il meccanismo è sempre lo stesso: cambiare definizioni, spostare categorie, riformulare problemi. “Immigrati”, “seconde generazioni”, “inclusione”, “sostegno”. Etichette che si aggiornano più velocemente delle soluzioni.

Intanto la scuola resta lì, con le sue fragilità strutturali, i suoi docenti sotto pressione, e un sistema che chiede meno parole d’ordine e più interventi concreti.

Il resto è cornice. E la cornice, da sola, non insegna nulla.

Marco Macri

Genova inclusiva

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