Mobilità e riforma istituti Tecnici per Anief

Sono due temi centrali che potrebbero avere effetto su titolarità cattedre e monte orario: è necessario intervenire a livello legislativo

A cura di Redazione Redazione
11 aprile 2026 16:41
Mobilità e riforma istituti Tecnici per Anief - Gian Mauro Nonnis, presidente regionale Anief
Gian Mauro Nonnis, presidente regionale Anief
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"Sono attualmente in fase di discussione sia il quadro normativo relativo ai vincoli sulla mobilità e sul personale scolastico, sia la riforma dell’istruzione nella formula 4+2: fermo restando che i due provvedimenti appaiono slegati e seguono ciascuno un proprio iter, si intende porre l’attenzione sugli effetti del loro disposto congiunto, che potrebbe determinare, da un lato, la presenza di cattedre inferiori alle 18 ore per il personale docente — mantenendo comunque la titolarità — e questo rappresenta un dato positivo; dall’altro lato, però, si registrerebbe una significativa riduzione delle ore disponibili per la costituzione delle cattedre orario, poiché per l’immissione in ruolo sono comunque necessarie le 18 ore". A dichiararlo è Gianmauro Nonnis, vicepresidente Anief, attraverso i canali dell’agenzia Teleborsa.

Secondo Nonnis, sulla riforma degli istituti Tecnici, anche se è stato sospeso lo stato di agitazione del personale, rimane in vita il fondato rischio di ritrovarci con "una disponibilità molto limitata di ore residue per la mobilità, considerato che anche per i movimenti è necessario costituire cattedre da 18 ore. Pertanto, la combinazione di questi elementi con i vincoli legislativi previsti per i neo-immessi in ruolo potrebbe portare contemporaneamente a una riduzione” delle assunzioni a tempo indeterminato “a causa della contrazione oraria, a una minore disponibilità per i movimenti dei docenti titolari e al permanere dei vincoli normativi per i nuovi assunti. Tutto ciò si verificherebbe nello stesso momento”.

"Il sindacato ANIEF ritiene quindi che, in questa fase, sia necessario intervenire per eliminare i vincoli legislativi e consentire una libera circolazione del personale in base alle disponibilità attuali, oltre a dare al sistema dell’istruzione superiore il tempo necessario per assorbire gradualmente, nell’arco di alcuni anni, gli effetti della riforma 4+2", conclude Nonnis.

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