Negli istituti tecnici taglio alle ore di geografia
Preoccupazione tra i docenti della classe di concorso A021
Il Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026, reso pubblico il 9 marzo, introduce i nuovi quadri orari dei percorsi riformati degli istituti tecnici. Il provvedimento è stato pubblicato senza l’associazione delle discipline alle classi di concorso, un elemento che rende ancora più incerta la lettura delle conseguenze concrete della riforma per i docenti. Tuttavia, già dalla semplice analisi dei quadri orari emerge una realtà che non può passare sotto silenzio: la geografia continua a essere progressivamente marginalizzata nel sistema scolastico italiano. In questo processo sembra essere stato ignorato il lavoro della commissione ministeriale sulla geografia del 2022, così come le numerose prese di posizione provenienti dal mondo accademico, dalle associazioni disciplinari e da diverse voci istituzionali che negli ultimi anni avevano sottolineato l’importanza di rafforzare la presenza della disciplina nella scuola secondaria.
Per chi insegna geografia, e in particolare per i docenti della classe di concorso A21 – Geografia, il nuovo assetto rappresenta un vero e proprio demansionamento professionale. L’Associazione Italiana Insegnanti di Geografia (AIIG) ha espresso forte preoccupazione per le scelte operate nella definizione dei nuovi ordinamenti e denuncia che tutte le richieste preventive volte a evitare questo scenario sono state ignorate o sottovalutate.
Uno degli aspetti più evidenti riguarda la presenza della geografia nel quadro orario degli istituti tecnici. Nel settore tecnologico-ambientale la disciplina compare con una sola ora settimanale nel primo anno, collocata nell’area di istruzione generale. Si tratta di una situazione praticamente unica nell’intero sistema scolastico: non esistono infatti altre discipline insegnate con una sola ora settimanale nel quinquennio. In questo modo la geografia rischia di trasformarsi in una presenza quasi simbolica, difficilmente in grado di produrre risultati didattici significativi. Dal punto di vista organizzativo questo comporta anche conseguenze rilevanti per i docenti, perché per costruire una cattedra da diciotto ore sarebbe necessario avere fino a diciotto classi prime, una condizione che rende estremamente fragile la stabilità dell’insegnamento.
Questa scelta appare inoltre poco coerente con la natura stessa degli istituti tecnici. Molti indirizzi, come trasporti e logistica o quelli del settore economico, sono profondamente legati alla dimensione territoriale, alle reti globali, ai flussi commerciali e alle dinamiche geopolitiche. Sono ambiti nei quali la competenza geografica risulta fondamentale. Il paradosso diventa evidente se si confrontano i quadri orari con i risultati di apprendimento previsti dal PECuP, che chiedono agli studenti di riconoscere le relazioni tra ambiente naturale e sistemi economici, comprendere le connessioni tra fenomeni demografici, sociali e territoriali, interpretare le dinamiche locali e globali e analizzare i fenomeni economici attraverso dati e indicatori. Si tratta di obiettivi ambiziosi e condivisibili, ma difficilmente raggiungibili con una presenza così marginale della disciplina che dovrebbe sostenerli.
La situazione appare ancora più problematica negli istituti tecnici del settore economico. Già il riordino del 2010 aveva ridotto sensibilmente la presenza della geografia: nel primo biennio erano rimaste sei ore complessive, ereditate in parte dalla precedente disciplina geografia economica, mentre nel vecchio ordinamento dell’indirizzo IGEA erano previste nove ore nel triennio. Con il nuovo assetto la situazione peggiora ulteriormente. Le sei ore del biennio vengono ridotte della metà, scendendo a tre ore complessive di geografia economica, alle quali si aggiunge l’ora di geografia nel primo anno dell’area generale. Nel primo biennio quindi non ci saranno più sei ore di geografia, ma quattro complessive. In termini percentuali si tratta di una riduzione di circa il trenta per cento. A questo si aggiunge la scomparsa della geografia turistica nel triennio dell’indirizzo turismo, una disciplina che rappresentava uno dei pochi spazi nei quali la geografia trovava ancora una collocazione strutturata nel secondo ciclo ed era l’unica materia interamente attribuibile alla classe di concorso A21.
Il nuovo assetto solleva anche evidenti problemi didattici. Nel primo anno dell’indirizzo AFM (Amministrazione, Finanza e Marketing) la geografia viene infatti suddivisa in due insegnamenti distinti, geografia e geografia economica, entrambi con una sola ora settimanale. Una frammentazione di questo tipo rende molto difficile costruire un percorso didattico coerente, sviluppare competenze solide e valutare in modo serio gli apprendimenti. Agli occhi degli studenti e delle famiglie il risultato rischia di apparire poco comprensibile: due discipline dello stesso ambito, entrambe con una sola ora alla settimana.
Dietro questi numeri c’è anche un problema professionale che riguarda centinaia di docenti. La classe di concorso A21 – Geografia è infatti una delle più fragili dell’intero sistema scolastico. Non è presente nei licei e trova spazio quasi esclusivamente negli istituti tecnici e professionali con un numero di ore già molto limitato. Ogni riduzione ha quindi effetti immediati sulla stabilità delle cattedre e sul numero di classi necessario per raggiungere le diciotto ore di servizio. Con il nuovo ordinamento il rischio di soprannumerari e perdita della titolarità diventa concreto. Le eventuali compensazioni attraverso gli spazi di autonomia delle scuole appaiono inoltre incerte, perché nei collegi docenti gli insegnanti di geografia sono spesso pochi e difficilmente riescono a incidere sulle scelte curricolari.
Per questo l’AIIG ha già fatto giungere a soggetti istituzionali e organizzazioni sindacali un documento nel quale vengono analizzate le possibili ricadute della riforma sulle classi di concorso. Tra le proposte avanzate figurano l’assegnazione della geografia del biennio alla classe di concorso A21 con eliminazione dell’atipicità, l’attribuzione alla stessa classe di concorso della disciplina Turismo e territorio e la separazione dell’insegnamento di storia e geografia nei licei, permettendo così alla A21 di insegnare geografia anche in questo settore della scuola secondaria.
Resta infine una domanda di fondo: perché pubblicare quadri orari così controversi senza rendere note contemporaneamente le classi di concorso associate agli insegnamenti? Una scelta che lascia aperti molti interrogativi e che rende ancora più incerto il futuro dell’insegnamento della geografia nella scuola italiana.