Permessi legge 104: Il diritto che troppe scuole tentano ancora di ostacolare

Nella pratica quotidiana delle scuole, però, la 104 continua a essere uno dei terreni più delicati e conflittuali

A cura di Diego Palma Diego Palma
02 gennaio 2026 15:11
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Nella scuola italiana la Legge 104/1992 rappresenta uno dei pilastri della tutela sociale. È la norma che consente ai lavoratori di assistere familiari con disabilità grave, garantendo tre giorni di permesso mensile retribuito. Un diritto che, sulla carta, appare chiaro e incontestabile. Nella pratica quotidiana delle scuole, però, la 104 continua a essere uno dei terreni più delicati e conflittuali.

Sono sempre più frequenti le segnalazioni di docenti e personale ATA che denunciano pressioni informali, richieste di giustificazioni non previste dalla legge o rinvii delle autorizzazioni. Spesso tutto avviene in modo verbale, senza lasciare traccia scritta, rendendo difficile qualsiasi tutela.

Il problema nasce da un equivoco di fondo: la 104 viene talvolta percepita come un “favore” concesso dalla dirigenza, e non come un diritto soggettivo del lavoratore. In realtà, una volta accertati i requisiti, la scuola non può negare i permessi, ma solo organizzarne la fruizione nel rispetto delle esigenze di servizio.

Un altro nodo critico è la programmazione. Molti istituti chiedono al lavoratore di comunicare con largo anticipo i giorni di permesso. Questa richiesta, se fatta come buona prassi organizzativa, può essere legittima. Diventa però illegittima quando viene usata per limitare o scoraggiare l’esercizio del diritto.

La tutela reale passa per la tracciabilità: ogni richiesta deve essere presentata in forma scritta, protocollata e autorizzata formalmente. Le comunicazioni verbali espongono il lavoratore a contestazioni e rendono difficile dimostrare eventuali abusi.

È fondamentale che il personale scolastico conosca i propri diritti, ma anche le corrette modalità di esercizio. Usare la 104 in modo corretto significa proteggere sé stessi e, allo stesso tempo, evitare conflitti inutili con l’istituzione scolastica.

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