Rientro a scuola, lo psicologo Claudio Belardo: no alla corsa al 100%
Lo psicologo interviene sull'inizio del nuovo anno scolastico
Lo psicologo interviene sull'inizio del nuovo anno scolastico: routine, ascolto, relazioni e prevenzione del disagio tra i temi centrali per accompagnare bambini e adolescenti nel ritorno tra i banchi.
Con settembre torna uno degli appuntamenti più importanti dell'anno per bambini, adolescenti e famiglie: il rientro a scuola. Nuovi orari, compagni, insegnanti, impegni e aspettative possono rendere questa fase entusiasmante per alcuni studenti e più complessa per altri.
A richiamare l'attenzione sull'importanza di accompagnare questo passaggio con equilibrio è Claudio Belardo, psicologo, già impegnato in iniziative divulgative nelle scuole sui temi del benessere, del bullismo e del cyberbullismo.
«Il ritorno sui banchi non viene vissuto da tutti nello stesso modo. C'è chi non vede l'ora di ritrovare i compagni e chi, invece, può avere bisogno di più tempo per riadattarsi ai ritmi scolastici. Per questo è importante non trasformare immediatamente il rientro in una corsa alla prestazione», spiega Belardo.
Rientro a scuola: recuperare gradualmente la routine
Dopo la maggiore libertà dei mesi estivi, uno dei primi cambiamenti riguarda gli orari. Sonno, sveglia, pasti, studio e attività quotidiane tornano a essere scanditi con maggiore regolarità.
Secondo Belardo, può essere utile favorire una transizione progressiva: «Le routine aiutano a organizzare la giornata e possono offrire punti di riferimento. Nei primi giorni è preferibile accompagnare gradualmente bambini e ragazzi verso i nuovi ritmi, evitando di caricare il ritorno a scuola di aspettative eccessive».
Anche il linguaggio utilizzato dagli adulti può avere un peso. Domande continue sui risultati, confronti con altri studenti o aspettative molto elevate rischiano di spostare l'attenzione esclusivamente sulla prestazione.
«Un ragazzo non coincide con un voto. Il rendimento scolastico è importante, ma la scuola è anche relazione, autonomia, scoperta, confronto e crescita personale».
Ascoltare senza trasformare ogni difficoltà in un problema clinico
Un punto particolarmente importante riguarda la distinzione tra le normali difficoltà di adattamento e situazioni che richiedono invece un approfondimento.
«Essere preoccupati per un'interrogazione, avere qualche difficoltà nei primi giorni o sentire nostalgia delle vacanze non significa automaticamente essere in presenza di un disturbo psicologico. È importante evitare sia di minimizzare ciò che un ragazzo prova sia di patologizzare ogni emozione negativa».
Il primo strumento per genitori ed educatori resta quindi l'ascolto.
«A volte gli adulti cercano immediatamente una soluzione. Prima della soluzione, però, può essere utile comprendere cosa il ragazzo stia cercando di comunicarci. Ascoltare significa anche permettergli di esprimere una difficoltà senza sentirsi immediatamente giudicato».
Qualora un disagio diventi intenso, persistente o interferisca significativamente con la vita quotidiana, la situazione deve essere valutata individualmente da professionisti competenti, evitando diagnosi generalizzate o formulate a distanza.
Scuola significa anche relazioni
Il ritorno in classe riporta in primo piano un altro aspetto fondamentale: le relazioni tra pari.
Belardo ha già incontrato nel corso del 2026 studenti di diversi istituti scolastici per iniziative dedicate alla sensibilizzazione su bullismo e cyberbullismo, sottolineando il valore del rispetto, dell'empatia e dell'inclusione.
«La prevenzione non dovrebbe cominciare quando si verifica un episodio grave. Bisogna lavorare quotidianamente sulla qualità delle relazioni, sul rispetto delle differenze e sulla capacità dei ragazzi di chiedere aiuto quando qualcosa li mette in difficoltà».
Particolare attenzione va riservata anche alla dimensione digitale. Con la ripresa delle attività scolastiche tornano infatti a intensificarsi chat di classe, gruppi e interazioni sui social.
«Ciò che accade attraverso uno smartphone non è separato dalla vita reale dei ragazzi. Educazione digitale significa anche responsabilità nelle parole, rispetto della persona e consapevolezza delle conseguenze che un contenuto condiviso può avere sugli altri».
Genitori e scuola: evitare la ricerca della perfezione
Il nuovo anno scolastico può diventare anche un'occasione per rivedere il modo in cui gli adulti interpretano il successo dei più giovani.
«Non dobbiamo educare ragazzi perfetti, ma aiutarli progressivamente a diventare più autonomi e consapevoli. Anche un errore, una difficoltà o un risultato inferiore alle aspettative possono diventare occasioni di apprendimento, se vengono affrontati nel modo giusto».
Per Belardo, scuola e famiglia mantengono funzioni differenti ma possono condividere un obiettivo: creare condizioni nelle quali il giovane possa sviluppare progressivamente responsabilità e autonomia.
Claudio Belardo: dalla scuola alla divulgazione sul benessere
Claudio Belardo è uno Psicologo iscritto all'Albo degli Psicologi della Regione Campania (Sezione A, n. 10728). Al percorso in psicologia, il professionista affianca una solida formazione accademica multidisciplinare, avendo conseguito le lauree magistrali in Scienze Pedagogiche e in Scienze dell'esercizio fisico per il benessere e la salute.
Nel corso del 2026 è intervenuto in diverse iniziative rivolte al mondo scolastico, affrontando con gli studenti anche i temi del bullismo, del cyberbullismo, delle relazioni e della crescita personale.
Un percorso divulgativo che parte da un principio semplice: il benessere dei ragazzi non può essere misurato soltanto attraverso la prestazione.
«L'inizio della scuola può essere letto non soltanto come il ritorno a compiti, interrogazioni e verifiche, ma come l'inizio di un nuovo percorso. Ai ragazzi possiamo chiedere impegno e responsabilità senza dimenticare che ciascuno ha tempi, caratteristiche e risorse differenti. Il compito degli adulti è accompagnarli nella crescita, non chiedere loro di essere perfetti».