Riforma degli istituti tecnici:l a proposta di un inserimento stabile della A046 per una formazione completa
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani avverte l’urgenza di riportare al centro del dibattito pubblico una questione che rischia di passare inosservata, ma che incide profondamente sulla qualità del sistema educativo
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani avverte l’urgenza di riportare al centro del dibattito pubblico una questione che rischia di passare inosservata, ma che incide profondamente sulla qualità del sistema educativo: il ruolo delle discipline giuridiche ed economiche nei nuovi assetti degli istituti tecnici. La lettura dei quadri orari recentemente delineati restituisce infatti un’immagine che, al di là delle dichiarazioni sull’innovazione, solleva interrogativi sostanziali sulla visione culturale che orienta la riforma.
Non si tratta soltanto di una questione di ore o di distribuzione degli insegnamenti, ma di un nodo più profondo che riguarda il senso stesso della formazione tecnica nel XXI secolo. In un tempo segnato da trasformazioni accelerate – dalla digitalizzazione dei processi produttivi alla ridefinizione dei diritti del lavoro, fino alla crescente complessità dei sistemi economici globali – il sapere giuridico ed economico non può essere relegato a cornice accessoria. Esso rappresenta, piuttosto, la grammatica attraverso cui leggere la realtà, interpretare le regole che governano i rapporti sociali e comprendere le implicazioni etiche delle scelte economiche e tecnologiche.
La progressiva compressione di questi ambiti disciplinari, unita all’espansione della quota di autonomia non accompagnata da garanzie strutturali, rischia di produrre un effetto paradossale: mentre si invoca una scuola più aderente al mondo del lavoro e dell’innovazione, si indeboliscono proprio quegli strumenti culturali che consentono agli studenti di orientarsi consapevolmente in quel mondo. Una formazione tecnica priva di solide basi giuridiche ed economiche rischia di generare competenze operative senza consapevolezza, professionalità senza cittadinanza, esecutori senza capacità critica.
Il diritto, in particolare, non è un sapere neutro né meramente funzionale: è il linguaggio dei diritti, delle responsabilità, delle tutele. È ciò che consente di comprendere il valore del lavoro, i meccanismi della partecipazione democratica, i limiti e le potenzialità dell’azione economica. Allo stesso modo, l’economia, se sottratta a una dimensione formativa solida, rischia di essere percepita come tecnica astratta, perdendo la sua funzione di chiave interpretativa dei fenomeni sociali e delle disuguaglianze. In questa prospettiva, la marginalizzazione della classe di concorso A046 non è una questione corporativa, ma un segnale culturale che riguarda l’intero impianto educativo.
La scuola tecnica, per sua natura, dovrebbe essere il luogo in cui saperi teorici e applicativi si incontrano e si rafforzano reciprocamente. Ridurre lo spazio del diritto e dell’economia significa interrompere questo dialogo, impoverendo l’esperienza formativa e rendendo più fragile la capacità degli studenti di affrontare contesti complessi, sia come futuri lavoratori sia come cittadini.
Il CNDDU ritiene che una riforma autenticamente orientata al futuro debba compiere una scelta chiara: riconoscere alle discipline giuridico-economiche un ruolo strutturale e non residuale, sottraendole alla variabilità dell’autonomia e restituendo loro una presenza stabile e qualificante nei percorsi tecnici, in particolare nel triennio. Non si tratta di aggiungere semplicemente ore, ma di ripensare l’architettura formativa in modo coerente, integrando il diritto e l’economia nei processi di apprendimento legati agli indirizzi, alle esperienze laboratoriali e ai percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento.
Occorre, in altri termini, passare da una logica di distribuzione quantitativa a una visione qualitativa e sistemica, in cui il sapere giuridico ed economico diventi asse interpretativo delle trasformazioni produttive, tecnologiche e sociali. Ciò implica un investimento reale, non solo in termini di organico, ma anche di progettazione didattica, formazione dei docenti e riconoscimento professionale.
La proposta che il CNDDU intende avanzare si colloca precisamente in questa direzione: trasformare la presenza della A046 da elemento potenzialmente comprimibile a componente strutturale dell’identità degli istituti tecnici, prevedendo un suo inserimento stabile e qualificato nei curricoli, strettamente connesso ai profili in uscita e alle competenze di cittadinanza. Una scelta di questo tipo non rappresenterebbe un costo, ma un investimento strategico sulla qualità del sistema educativo e sulla tenuta democratica del Paese.
Ignorare questa esigenza significherebbe accettare una visione riduttiva della formazione tecnica, limitata alla dimensione esecutiva e incapace di formare soggetti consapevoli. Al contrario, riconoscere centralità al diritto e all’economia significa restituire alla scuola la sua funzione più alta: non solo preparare al lavoro, ma educare alla comprensione del mondo e alla partecipazione responsabile alla vita collettiva.
prof. Romano Pesavento
Presidente Nazionale CNDDU