“Salviamo gli Alberghieri” arriva sul Sole 24 Ore
La scuola professionale chiede di essere ascoltata
Il Manifesto per una nuova istruzione professionale italiana entra nel dibattito nazionale. Ma la vera notizia non è soltanto l’attenzione mediatica: è una comunità scolastica che ha deciso di prendere la parola e avanzare proposte sul proprio futuro.
C’è un momento nel quale una proposta nata dentro la scuola smette di appartenere soltanto a chi l’ha promossa e comincia a diventare una questione pubblica.
Per “Salviamo gli Alberghieri” quel momento è arrivato.
Il Manifesto “Dieci punti per una nuova istruzione professionale italiana” è approdato sulle pagine del Sole 24 Ore, portando all’attenzione di una platea nazionale una discussione che La Voce della Scuola ha scelto di aprire partendo dai luoghi nei quali l’istruzione professionale viene vissuta ogni giorno: le classi, i laboratori, le cucine didattiche, le sale, i front office.
È un risultato importante. Ma soprattutto è una responsabilità.
Perché questa iniziativa non nasce per difendere nostalgicamente un modello di scuola. Nasce da una domanda molto più impegnativa: quale istruzione professionale vuole costruire l’Italia per i prossimi anni?
La scuola non chiede di conservare. Chiede di poter costruire
Il dibattito sugli Istituti Alberghieri non può essere ridotto alla contrapposizione tra chi vuole cambiare e chi vuole lasciare tutto com’è.
La scuola professionale ha bisogno di cambiare.
Ha bisogno di laboratori moderni, attrezzature adeguate, materie prime, discipline professionalizzanti forti, docenti e ITP valorizzati e costantemente aggiornati. Ha bisogno di dialogare molto più intensamente con le imprese migliori, con le professioni, con gli ITS Academy e con l’università.
Ma innovare non significa impoverire.
E soprattutto non significa pensare che meno scuola produca automaticamente più occupazione.
È proprio da qui che parte il Manifesto: dalla convinzione che un Paese che chiede competenze sempre più elevate non possa contemporaneamente indebolire i luoghi nei quali quelle competenze devono essere costruite.
Dietro ogni laboratorio ci sono ragazze e ragazzi
Nel dibattito sulle riforme corriamo spesso un rischio: parlare di ordinamenti, filiere, quadri orari e modelli organizzativi dimenticando le persone.
Dietro ogni scelta sull’istruzione professionale ci sono studenti che stanno costruendo il proprio futuro.
Ci sono ragazze e ragazzi che entrano in una cucina didattica per imparare non semplicemente a eseguire una preparazione, ma organizzazione, responsabilità, sicurezza, tecnica e creatività.
Ci sono studenti che in sala imparano che l’accoglienza è cultura e relazione.
Ci sono giovani che studiano turismo, territorio, lingue e ospitalità e che possono diventare una parte decisiva della capacità dell’Italia di raccontarsi al mondo.
Il laboratorio, allora, non è la parte meno “culturale” della scuola.
Il saper fare è cultura.
Ed è forse questo uno dei cambiamenti culturali più importanti che il Paese deve ancora compiere.
Scuola e impresa: alleate, senza confondere i ruoli
Anche il rapporto con il mondo produttivo deve uscire dalle semplificazioni.
Le imprese hanno molto da offrire alla scuola. Professionisti, chef, maître, direttori d’albergo, imprenditori e operatori possono portare nei percorsi formativi competenze, innovazione e conoscenza dell'evoluzione delle professioni.
E gli studenti devono poter incontrare il lavoro vero.
Ma proprio perché quell'incontro è importante deve essere un'esperienza autenticamente formativa.
L'impresa non sostituisce la scuola. Lo studente non sostituisce un lavoratore.
Una buona istruzione professionale costruisce ponti con il lavoro senza rinunciare alla propria missione educativa.
Il successo del Manifesto appartiene alla comunità
In questi giorni il dibattito si sta allargando. Il Manifesto ha raccolto attenzione nel mondo della scuola, delle professioni e delle rappresentanze e si sta facendo strada nel confronto pubblico.
Questo significa che esiste uno spazio che probabilmente aspettava soltanto di essere aperto.
Ma La Voce della Scuola non considera questa attenzione un traguardo.
Al contrario.
È il momento di allargare ancora di più il confronto.
Il Manifesto deve restare un documento aperto al contributo di docenti, ITP, dirigenti scolastici, studenti, famiglie, ex studenti, professionisti, imprese, associazioni, sindacati, ITS Academy, università e istituzioni.
Nessuno possiede da solo la soluzione.
La scuola, però, possiede qualcosa che nessuna riforma può permettersi di ignorare: l'esperienza quotidiana di ciò che funziona e di ciò che non funziona.
Adesso un confronto nazionale
Per questo il passaggio successivo dovrà essere un grande momento di confronto sul futuro dell'istruzione professionale italiana.
Non un convegno nel quale ciascuno arriva con una posizione già scritta e torna a casa con la stessa posizione.
Serve un luogo nel quale ascoltarsi.
Scuola e Governo. Parlamento e Regioni. Docenti e dirigenti. Studenti e famiglie. Sindacati e associazioni di categoria. Imprese e professionisti. ITS Academy e università.
Partendo dai dieci punti, discutendoli, modificandoli se necessario, integrandoli e trasformandoli in una proposta capace di parlare al Paese.
Perché “Salviamo gli Alberghieri” non significa salvare il passato. Significa costruire il futuro.
Il fatto che oggi questa discussione trovi spazio anche su una delle principali testate economiche italiane dimostra che il tema non riguarda una singola categoria scolastica.
Riguarda il turismo italiano.
Riguarda l'enogastronomia.
Riguarda il lavoro.
Riguarda la capacità del nostro sistema produttivo di trovare professionisti qualificati.
E, prima di tutto, riguarda le opportunità che vogliamo offrire ai giovani.
La scuola ha cominciato a parlare.
Ora chiediamo alle istituzioni, alle imprese e al Paese di fare una cosa semplice e insieme rivoluzionaria:
ascoltarla.
La Voce della Scuola