Scuola chiusa per Ramadan: a Pioltello si ripete la polemica per la festività islamica
Scuola chiusa per Ramadan: a Pioltello si ripete la polemica per la festività islamica
Lezioni sospese in occasione del Ramadan. È questa la decisione presa per il 31 marzo prossimo da un istituto scolastico di Pioltello, nell’hinterland milanese, che ha scelto di chiudere nuovamente i battenti durante il periodo di digiuno e preghiera osservato dai fedeli musulmani. Una scelta che fa “il bis” rispetto allo scorso anno e che ha suscitato, ancora una volta, un acceso dibattito pubblico.
Secondo il Giornale – che riporta la notizia nella sezione dedicata alla cronaca locale (fonte) – le lezioni verrebbero sospese per “ragioni didattiche”. Tuttavia, diversi esponenti politici e una parte delle famiglie degli studenti ritengono che la motivazione sia legata alla coincidenza con una giornata particolarmente importante del mese sacro per la comunità musulmana.
Le reazioni politiche
Tra i detrattori della decisione spicca la voce di Silvia Sardone (Lega), che definisce la scelta “pericolosa” e ritiene che penalizzi le famiglie non musulmane. Secondo Sardone, infatti, una sospensione delle attività didattiche per una ricorrenza religiosa rischierebbe di creare un precedente e di sfavorire chi non condivide la stessa fede.
Il punto di vista dell’istituto
La scuola, dal canto suo, ha parlato di “ragioni didattiche”, riferendosi – come sembra – a una gestione più funzionale delle attività, forse legata a un numero di studenti assenti o a eventi formativi interni. Non è la prima volta, infatti, che si procede a una chiusura in concomitanza con il Ramadan: la polemica era già esplosa l’anno scorso, quando la sospensione delle lezioni aveva sollevato la questione della laicità delle istituzioni scolastiche.
Il dibattito sulla laicità
Il caso di Pioltello solleva il tema della laicità nella scuola pubblica e di quanto le istituzioni possano, o debbano, tenere conto delle esigenze religiose di studenti e famiglie. Da un lato, c’è chi ritiene che un’istituzione scolastica debba rimanere neutrale e non adattare il calendario a festività che non sono ufficialmente riconosciute a livello nazionale. Dall’altro, c’è chi considera la multiculturalità e il rispetto delle diverse tradizioni religiose come un valore aggiunto, da sostenere anche con iniziative ad hoc.
Le famiglie divise
Alcuni genitori non musulmani si sentono penalizzati dalla sospensione delle lezioni, poiché si trovano costretti ad arrangiarsi nell’organizzazione familiare in un giorno in cui, normalmente, i figli sarebbero stati a scuola. Altri, di religione islamica, vedono invece la chiusura come un atto di riconoscimento e rispetto nei confronti della loro tradizione.
Prospettive e possibili conseguenze
Se da un lato la decisione alimenta le polemiche e potrebbe costituire un precedente, dall’altro mostra la necessità di un confronto più ampio sulle festività non riconosciute dal calendario scolastico nazionale e sulle politiche di inclusione. È possibile che, in futuro, casi analoghi si presentino in altre zone d’Italia, soprattutto in territori caratterizzati da una forte presenza di comunità musulmane.
Ciò che appare chiaro è che la tensione tra la richiesta di tutela dei diritti religiosi e l’osservanza dei principi di laicità dello Stato si rivela sempre più delicata e complessa. Resta da capire se questa nuova controversia aprirà un dibattito costruttivo sulla convivenza di diverse culture all’interno dell’istituzione scolastica, o se continuerà a infiammare gli animi senza trovare una soluzione condivisa.