Scuola: "Pace (DEMA), "Abrogare alternanza scuola-lavoro"
“Per quanto dovuta ad un tragico incidente stradale, la morte di Giuseppe, lo studente deceduto a 16 anni in un incidente ad Ancona mentre stava svolgendo uno stage aziendale, ci ricorda che in Italia...
“Per quanto dovuta ad un tragico incidente stradale, la morte di Giuseppe, lo studente deceduto a 16 anni in un incidente ad Ancona mentre stava svolgendo uno stage aziendale, ci ricorda che in Italia la stessa legge espone a gravi rischi tanto gli studenti della scuola statale quanto quelli della formazione professionale regionale”. Lo dichiara in una nota Salvatore Pace, portavoce nazionale del movimento Dema, fondato e presieduto da Luigi de Magistris, chiedendo che si abroghi l’alternanza scuola-lavoro. “E’ bene ricordare – aggiunge Pace – che il 3 novembre del 2017 viene emanato dal Governo un atto in sé gravissimo, che viola lo stesso originario concetto di alternanza scuola lavoro e lo spirito delle direttive europee: si tratta del Decreto interministeriale 195, il Regolamento recante la Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza scuola-lavoro, anche in ordine alla sicurezza dove è previsto che lo studente è immesso a pieno titolo nel ciclo produttivo, assimilato al lavoratore in materia di sicurezza e che sono previste tre tipologie di rischio: alto (morte compresa), medio e basso per cui l’Inail provvede ad assicurarli. “L’anomalia – prosegue Pace – è che non esiste alcuna tutela specifica della condizione giuridica della persona-studente o in formazione professionale che, a digiuno di tutto, dovrebbe invece essere necessariamente impiegata in mansioni che non esigano una preventiva esperienza di tipo tecnico o di progressiva acquisizione di consapevolezza sui pericoli concreti e le emergenze della mansione a cui si è destinati. In sostanza, non esiste alcun accorgimento che tenga legittimamente lontani gli studenti da lavorazioni o situazioni pericolose, anzi queste sono ampiamente previste dalla norma e questo non ha alcun senso né educativo e nemmeno di ‘buon senso'”.