Sequestro del Convitto Delfico: gli studenti di Teramo in protesta per il diritto allo studio
Da giorni gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Melchiorre Delfico di Teramo sono in mobilitazione contro la chiusura improvvisa del convitto e le precarie condizioni delle infrastrutture...
Da giorni gli studenti dell’Istituto d’Istruzione Superiore Melchiorre Delfico di Teramo sono in mobilitazione contro la chiusura improvvisa del convitto e le precarie condizioni delle infrastrutture scolastiche nella provincia. Il 3 ottobre 2024, circa 1.200 studenti sono stati evacuati in seguito a un’ordinanza del tribunale di Teramo, che ha disposto il sequestro preventivo dell’edificio per motivi legati alla sicurezza sismica e alla mancanza del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Sequestro per rischio sismico
Il sequestro, ordinato dalla magistratura di Teramo e firmato dai giudici Francesco Ferretti, Marco D’Antoni e Martina Pollera, è stato emesso dopo un’indagine condotta dal pm Davide Rosati. Lo studio peritale, effettuato dai tecnici del Comitato tecnico amministrativo del Provveditorato interregionale delle opere pubbliche di Lazio, Abruzzo e Sardegna, ha rilevato che l’indice di vulnerabilità sismica dell’edificio storico, inaugurato 90 anni fa, era ben al di sotto degli standard di sicurezza, contraddicendo le valutazioni effettuate dalla Provincia di Teramo tra il 2017 e il 2019. Il sequestro ha interessato anche il Liceo Classico Delfico, il convitto nazionale e altre scuole associate, includendo licei scientifici, coreutici e scuole primarie.
Una gestione contestata
Gli studenti, rappresentati da membri dell’Unione degli Studenti Teramo, hanno criticato aspramente la gestione dell’emergenza. “Ci hanno avvisato mezz’ora prima della chiusura,” spiega Ilaria Calzolaio, rappresentante dell’associazione, “senza darci una motivazione chiara. I convittori sono stati allontanati senza una soluzione definitiva per la loro sistemazione. Attualmente, più di mille studenti sono privati del diritto fondamentale allo studio, e non sanno quale sarà il loro destino nei prossimi mesi.”
Anche Francesca Cantagallo, coordinatrice dell’Unione degli Studenti Abruzzo, sottolinea il problema sistemico. “Solo una scuola su tre in Abruzzo ha il certificato di sicurezza, e questa mancanza di interventi strutturali è una chiara dimostrazione dell’indifferenza delle istituzioni verso il diritto allo studio.” Gli studenti superiori seguiranno le lezioni pomeridiane in altre sedi temporanee, ma molti criticano questa soluzione come inadeguata e frammentaria.
Soluzioni temporanee e proteste
Mentre si cercano soluzioni alternative, il presidente della Provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, ha annunciato la costruzione di una scuola provvisoria modulare, sul modello di quelle utilizzate dopo i terremoti, che dovrebbe essere pronta entro l’inizio del 2025. Nel frattempo, gli studenti delle scuole superiori saranno ospitati temporaneamente presso l’università o in altre strutture locali, mentre i convittori sono stati trasferiti in albergo.
Le proposte per le lezioni pomeridiane, con orari ridotti e sedi frammentate, non convincono gli studenti. “Le soluzioni finora presentate non ci soddisfano,” dichiara Calzolaio, “e frammenterebbero il corpo studentesco, creando disagi anche per i trasporti.” Proprio per questo, il 7 ottobre, gli studenti hanno organizzato una manifestazione e intendono continuare le proteste, con una nuova mobilitazione prevista per il 15 novembre in occasione dello sciopero studentesco nazionale.Gli studenti di Teramo chiedono che le istituzioni prendano misure concrete e immediate per garantire sicurezza e diritto allo studio, senza dover sacrificare l’integrità della comunità scolastica e la qualità dell’insegnamento.