Edilizia scuole

Terremoto in Sicilia, allarme sulla sicurezza delle scuole

Dopo la scossa, il Coordinamento docenti Diritti Umani chiede verifiche sugli edifici: il 77% delle scuole censite è privo di agibilità.

24 ottobre 2026 10:59
Terremoto in Sicilia, allarme sulla sicurezza delle scuole  - prof. Romano Pesavento CNDDU
prof. Romano Pesavento CNDDU
Condividi

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene a seguito del terremoto registrato oggi, 23 ottobre 2026, alle ore 12.19, nel Mar Tirreno al largo delle coste siciliane. La scossa, avvertita in diverse aree dell'Isola, ha determinato l'evacuazione precauzionale di diversi istituti scolastici, soprattutto a Palermo. L'assenza di danni segnalati nelle prime ricognizioni non attenua la rilevanza delle questioni che l'episodio ripropone, a partire dalle condizioni effettive degli edifici destinati quotidianamente alle attività didattiche.

Il quadro delineato dal dossier regionale sull'edilizia scolastica, presentato da alcune organizzazioni sindacali a Palermo il 20 ottobre 2026, appena tre giorni prima dell'evento sismico, rende la vicenda particolarmente significativa. Secondo i dati diffusi, su 3.138 edifici scolastici censiti, ben 2.431, pari a circa il 77%, risultano privi del certificato di agibilità. Un'ulteriore circostanza merita attenzione: il 92,35% delle strutture considerate si trova in territori classificati a pericolosità sismica alta o medio-alta. La mancanza di una certificazione non dimostra automaticamente l'insicurezza strutturale di un immobile, ma una diffusione così estesa delle carenze documentali non può essere considerata un aspetto secondario dell'amministrazione scolastica.

La rilevazione evidenzia inoltre criticità nell'avanzamento degli interventi di messa in sicurezza finanziati nell'ambito del PNRR, per i quali la quota di opere completate o collaudate risulterebbe pari a circa il 52% dei progetti considerati. Si tratta di un elemento che impone di distinguere tra risorse assegnate, cantieri avviati e lavori effettivamente conclusi. L'esistenza di un finanziamento, infatti, non coincide necessariamente con il superamento delle condizioni che hanno reso indispensabile l'intervento.

Le evacuazioni odierne richiamano l'importanza delle procedure di emergenza, ma sarebbe un errore confondere la capacità di gestire una scossa con l'effettivo livello di sicurezza del patrimonio edilizio. Un piano di evacuazione correttamente applicato può ridurre l'esposizione al rischio durante un evento critico; non può compensare eventuali carenze strutturali, sostituire gli accertamenti tecnici mancanti o giustificare il protrarsi di interventi necessari.

Di fronte a questo quadro, il Coordinamento ritiene insufficienti dichiarazioni generiche sulla prevenzione. È necessaria una ricognizione pubblica, aggiornata e articolata per provincia, che consenta di conoscere la situazione degli edifici di Palermo, Messina, Catania, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa, distinguendo le strutture prive di certificazioni da quelle per le quali siano state accertate specifiche vulnerabilità. Devono essere resi conoscibili gli interventi programmati, quelli finanziati ma non conclusi e le ragioni degli eventuali ritardi, affinché le criticità non rimangano indistinte all'interno di percentuali regionali.

La questione investe direttamente la credibilità delle amministrazioni responsabili. Le famiglie non dovrebbero essere costrette a ricostruire attraverso notizie frammentarie le condizioni degli immobili frequentati dai propri figli, né i dirigenti scolastici possono essere lasciati a gestire le conseguenze operative di criticità edilizie la cui soluzione dipende da altri soggetti istituzionali. La ripartizione delle competenze non deve tradursi in una dispersione delle responsabilità, soprattutto quando sono coinvolte strutture che accolgono quotidianamente un numero considerevole di studenti e lavoratori.

Il Coordinamento chiede pertanto che gli enti competenti chiariscano lo stato delle verifiche sugli edifici interessati dall'evento sismico e rendano disponibili, per l'intero territorio regionale, informazioni attendibili sul patrimonio scolastico, accompagnate da scadenze verificabili per il superamento delle carenze accertate. La trasparenza non può limitarsi alla pubblicazione di dati complessivi: deve consentire di individuare le condizioni dei singoli immobili e lo stato delle attività necessarie alla loro messa in sicurezza.

Il dato più preoccupante non è rappresentato soltanto dall'elevato numero di edifici privi del certificato di agibilità, ma dalla possibilità che una condizione conosciuta e documentata continui a essere amministrata senza una prospettiva certa di risoluzione. Quando le criticità sono note, gli interventi restano incompleti e le informazioni non permettono di ricostruire con precisione lo stato delle singole strutture, il problema non riguarda più esclusivamente l'edilizia scolastica, ma la capacità delle istituzioni di esercitare concretamente le proprie responsabilità.

La gravità della situazione non può essere misurata esclusivamente attraverso il numero dei danni registrati dopo un terremoto. Un edificio che non ha riportato conseguenze apparenti non è per questo automaticamente sicuro, così come una criticità documentale non può essere ignorata soltanto perché non si è ancora tradotta in un evento dannoso. Il vero discrimine è la capacità delle amministrazioni di dimostrare, con accertamenti aggiornati e interventi conclusi, che le condizioni di sicurezza siano state effettivamente verificate.

La permanenza di situazioni irrisolte, quando sono già conosciute e quantificate, non può essere normalizzata attraverso il trascorrere del tempo. E soprattutto non può essere l'assenza di una tragedia a determinare il livello di attenzione che le istituzioni decidono di riservare alla sicurezza delle scuole.

prof. Romano Pesavento- Presidente CNDDU

Segui Voce della Scuola