Toccò un’alunna: bidello condannato in appello. Ribaltata la sentenza di primo grado
Due anni di reclusione per Antonio Avola, 68 anni, ex collaboratore scolastico dell’Istituto cine-tv Rossellini di Roma. La Corte d’Appello ha riformato la precedente assoluzione, riconoscendo la viol...
Due anni di reclusione per Antonio Avola, 68 anni, ex collaboratore scolastico dell’Istituto cine-tv Rossellini di Roma. La Corte d’Appello ha riformato la precedente assoluzione, riconoscendo la violenza sessuale nei confronti di una studentessa minorenne.
Una mano sui glutei, pochi secondi. Tanto è bastato alla Corte d’Appello per ribaltare il giudizio di primo grado e condannare a due anni di reclusione Antonio Avola, ex bidello dell’Istituto Rossellini di Roma, ritenuto colpevole di aver compiuto un gesto che la legge qualifica come violenza sessuale. La vicenda risale al 12 aprile 2022 e coinvolge una ragazza di 16 anni, indicata con il nome di fantasia “Laura”, che ha denunciato l’uomo dopo essere stata toccata mentre saliva le scale della scuola.
Dal “gesto scherzoso” alla condanna
In primo grado, Avola era stato assolto. I giudici avevano ritenuto credibile il racconto della ragazza, ma avevano ridimensionato l’episodio definendolo “una manovra maldestra, accidentale, forse un gesto scherzoso”. Un contatto “inopportuno” ma, a loro dire, non tale da configurare un reato. Una valutazione che aveva fatto discutere, proprio per la sottovalutazione della percezione e dell’impatto psicologico su una studentessa minorenne.
Ora l’appello ha segnato un punto di svolta. I giudici di secondo grado hanno riconosciuto la natura non consensuale e invasiva dell’atto, che si configura come violenza sessuale, anche se limitata nel tempo. Non conta solo la durata del gesto, ma il suo significato e il contesto in cui è avvenuto: un ambiente scolastico, tra un adulto e una minorenne.
Presente in aula, occhi lucidi ma nessuna dichiarazione
Laura era presente in aula al momento della lettura della sentenza. Non ha rilasciato dichiarazioni, ma ha abbracciato il suo avvocato, Andrea Buitoni, con gli occhi lucidi. Un segno di sollievo dopo anni difficili, iniziati con la denuncia e continuati con un processo che, almeno inizialmente, aveva lasciato l’amaro in bocca per il mancato riconoscimento della gravità del fatto.
Il Ministero dell’Istruzione, nel frattempo, è stato condannato al risarcimento dei danni. Una responsabilità civile che evidenzia l’importanza del ruolo delle istituzioni nel garantire la sicurezza degli ambienti educativi.
Il dibattito sulla violenza “minore”
La sentenza riapre un dibattito mai sopito: quanto può pesare una “palpata” in una scuola? Può essere davvero considerata solo uno “scherzo”? La Cassazione ha più volte chiarito che qualsiasi contatto fisico indesiderato con connotazione sessuale, anche se breve, costituisce reato. Eppure, resiste una certa ritrosia culturale a riconoscere la portata di questi episodi, specie quando avvengono tra adulti e minori.
Il difensore dell’imputato, l’avvocata Claudia Pirolli, ha sostenuto che Avola non avesse “intenzione libidinosa”, ma i giudici d’appello non hanno ritenuto questa lettura compatibile con quanto accaduto.
Un segnale forte per la scuola
La condanna rappresenta un messaggio forte per il mondo scolastico, dove la fiducia e il rispetto tra adulti e studenti devono essere assoluti. Qualsiasi gesto che possa ledere l’integrità fisica o psicologica degli studenti non può trovare giustificazione. La scuola, oltre a educare, deve saper proteggere.