Todde ai giovani: «Il futuro della Sardegna dipende da voi»
Alla Festa dell'Unità di Pirri, la presidente parla di lavoro, formazione, diritto di restare e partecipazione giovanile.
PIRRI (CAGLIARI), 24 ottobre 2026 – Restare in Sardegna, trovare un lavoro stabile e costruire il proprio futuro senza essere costretti a lasciare l'Isola. Sono alcune delle sfide che accompagnano le nuove generazioni e che tornano al centro del dibattito politico in occasione della Festa nazionale dell'Unità “Intelligenze. Istruzione, innovazione, ricerca”, ospitata al Centro culturale La Vetreria di Pirri.
A margine della manifestazione, la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde risponde alle domande sul futuro dei giovani, sulle opportunità lavorative e sul rapporto tra nuove generazioni e istituzioni. Dalla formazione agli incentivi per chi sceglie di tornare nell'Isola, fino alla necessità di dare maggiore spazio alla partecipazione politica, il confronto mette al centro una domanda: è ancora possibile immaginare il proprio futuro in Sardegna?
Presidente, molti giovani sono convinti che in Sardegna e, più in generale, in Italia non ci sia un futuro per loro. Come si può restituire fiducia a questa generazione?
«Intanto raccontando quello che la Regione sta facendo concretamente per loro. Abbiamo destinato 80 milioni di euro al progetto Neogens, dedicato all'alta formazione. Ci stiamo battendo per trasformare i contratti precari e a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Stiamo investendo sulla formazione, ma soprattutto su quello che definiamo il diritto di restare».
Il diritto di restare è un tema particolarmente sentito dai giovani sardi. Come intendete trasformarlo in un'opportunità concreta?
«Abbiamo previsto un premio di insediamento che va dai 20mila euro per chi torna nelle grandi città ai 30mila euro per chi sceglie di stabilirsi nei comuni con meno di cinquemila abitanti. Vogliamo sostenere chi torna con un lavoro, un'impresa o la volontà di contribuire alla ricostruzione del tessuto sociale ed economico della Sardegna, portando anche l'esperienza maturata fuori dall'Isola».
Oltre al lavoro, quanto conta investire nella scuola per garantire nuove opportunità alle generazioni future?
«Stiamo investendo molte risorse anche nell'istruzione. Parlavo proprio con il sindaco di Cagliari dei 20 milioni di euro che abbiamo stanziato per la climatizzazione degli edifici scolastici, a fronte dei 15 milioni stanziati dal Governo per l'intera Italia. Le iniziative sono tante, ma credo che la vera chiave sia un'altra: dovete essere voi giovani, per primi, a credere nella Sardegna».
Spesso, però, i ragazzi hanno la sensazione che la politica parli di loro senza ascoltarli davvero. Che cosa manca affinché possano sentirsi rappresentati?
«La prima cosa è partecipare, proprio come state facendo questa sera. È importante creare occasioni in cui possiate far sentire la vostra voce. Ma bisogna anche riuscire a incidere nelle decisioni. Si può contare a scuola, nelle iniziative, nella politica e in tutti quei contesti in cui c'è bisogno di rappresentanza. Adesso più che mai è fondamentale che la vostra voce si faccia sentire».
Dalla Festa dell'Unità di Pirri arriva dunque un messaggio che chiama in causa sia le istituzioni sia le nuove generazioni. Da una parte gli investimenti annunciati dalla Regione per favorire formazione, occupazione e rientro dei giovani sardi; dall'altra la richiesta di una partecipazione più attiva alla vita pubblica.
La sfida, però, resta quella di tradurre gli impegni in risultati tangibili. Perché il diritto di restare non sia soltanto uno slogan, ma la possibilità concreta di scegliere dove vivere, studiare e lavorare. E perché la voce dei giovani non trovi spazio soltanto durante gli eventi politici, ma anche nei luoghi in cui si prendono le decisioni sul loro futuro.