Tre mesi di vacanze? Ma gli insegnanti non possono permetterseli

L’intervista rilasciata a la Repubblica da Ambra Gamboni, insegnante di 45 anni presso una scuola elementare a Torino, offre una riflessione profonda sulle difficoltà economiche e professionali vissut...

A cura di Redazione Redazione
13 settembre 2024 15:57
Tre mesi di vacanze? Ma gli insegnanti non possono permetterseli -
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L’intervista rilasciata a la Repubblica da Ambra Gamboni, insegnante di 45 anni presso una scuola elementare a Torino, offre una riflessione profonda sulle difficoltà economiche e professionali vissute dagli insegnanti in Italia. Con uno stipendio mensile di circa 1.500 euro e un mutuo che, a causa dell’aumento dei tassi di interesse, è passato da 450 a 679 euro, Gamboni evidenzia come il salario degli insegnanti italiani sia tra i più bassi nell’area OCSE, molto al di sotto della media europea.

La sua esperienza mette in luce come, nonostante la stabilità del posto fisso ottenuto nel 2021, le difficoltà economiche siano aumentate, tanto da farle considerare il lavoro in fabbrica come alternativa più remunerativa. Gamboni, separata e madre di una figlia maggiorenne che studia Scienze dell’Educazione, affronta quotidianamente la sfida di far quadrare i conti, anche perché non riceve mantenimento dall’ex compagno e non può beneficiare di agevolazioni sulle tasse universitarie a causa dell’ISEE elevato.

Nonostante la passione per l’insegnamento e l’affetto per i suoi alunni, Gamboni si trova a fare i conti con la mancanza di riconoscimento e rispetto, sia economico che sociale. Sottolinea come gli insegnanti siano spesso criticati per le presunte “lunghe ferie”, ma di fatto, molti di loro, come lei, non hanno le risorse economiche per permettersi una vera vacanza. Le sue “ferie”, infatti, sono state spese a lavorare per il Comune come educatrice territoriale, cercando di guadagnare un piccolo rimborso per sostenere le spese familiari.

L’intervista si conclude con una richiesta alla politica: aumentare gli stipendi degli insegnanti al livello europeo, non solo per migliorare le condizioni economiche, ma anche per riconoscere il ruolo educativo e la grande responsabilità che ricoprono.

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