Valutazione dei dirigenti scolastici: il 99,89% è promosso

Ma questo dato racconta davvero la qualità della scuola italiana?

02 agosto 2026 11:09
Valutazione dei dirigenti scolastici: il 99,89% è promosso - la voce della scuola
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Il dato pubblicato da Il Sole 24 Ore sulla valutazione dei dirigenti scolastici per l'anno 2024/2025 merita una riflessione approfondita. Su 7.099 dirigenti scolastici valutati, soltanto 8 hanno ottenuto una valutazione insufficiente. Tutti gli altri sono stati promossi: 6.114 con valutazione "ottimo", 883 con "buono" e 94 con "sufficiente". In termini percentuali significa che il 99,89% dei dirigenti scolastici ha superato positivamente la valutazione, con evidenti ricadute anche sulla retribuzione di risultato.

Un dato di questa portata non può essere liquidato come una semplice statistica. Al contrario, impone una domanda che il mondo della scuola non può più rimandare: l'attuale sistema di valutazione misura realmente la qualità della dirigenza scolastica oppure fotografa prevalentemente il rispetto di obiettivi amministrativi e procedurali?

Se quasi tutti i dirigenti raggiungono livelli di eccellenza, allora dovremmo trovarci di fronte a un sistema scolastico caratterizzato da benessere organizzativo, relazioni professionali solide, clima collaborativo e ridotta conflittualità. Eppure la realtà che ogni giorno vivono migliaia di docenti racconta una storia diversa. Il Comitato Nazionale Docenti riceve costantemente segnalazioni relative a situazioni di forte disagio lavorativo per incremento degli adempimenti burocratici, difficoltà organizzative, gestione conflittuale delle relazioni, stress lavoro-correlato, burnout, episodi riconducibili a mobbing e straining, crescente demotivazione professionale e una progressiva perdita di attrattiva della professione docente.

A questo si aggiungono problemi strutturali ormai noti, come la carenza di personale, la complessità dell'inclusione, le classi numerose, i continui cambiamenti normativi e organizzativi e l'aumento delle responsabilità senza un corrispondente rafforzamento degli strumenti di tutela. Di fronte a questo scenario, è inevitabile interrogarsi sull'effettiva capacità degli attuali indicatori di valutazione di rappresentare la qualità della leadership esercitata all'interno delle istituzioni scolastiche. Una scuola non può essere considerata eccellente esclusivamente perché raggiunge obiettivi amministrativi o produce documentazione formalmente corretta.

La qualità della dirigenza si misura anche attraverso la capacità di costruire un ambiente di lavoro sano, favorire il dialogo, valorizzare le competenze professionali, prevenire i conflitti, garantire il rispetto della dignità dei lavoratori e promuovere una partecipazione reale della comunità scolastica.

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha già annunciato una revisione degli obiettivi di valutazione dei dirigenti a partire dall'anno scolastico 2026/2027. Il Comitato Nazionale Docenti ritiene che questa rappresenti un'occasione importante per ripensare il sistema di valutazione in modo più aderente alla realtà delle scuole. Accanto agli indicatori gestionali dovrebbero trovare spazio parametri oggettivi capaci di misurare il benessere organizzativo, la qualità delle relazioni professionali, la prevenzione dello stress lavoro-correlato, del burnout, del mobbing e dello straining, il livello di partecipazione democratica degli organi collegiali, la gestione del personale e il clima lavorativo percepito da docenti e personale ATA.

Non si tratta di mettere in discussione il ruolo dei dirigenti scolastici, né di negare il valore del loro lavoro, spesso svolto in condizioni estremamente complesse, ma di affermare un principio fondamentale: una valutazione è credibile solo se è in grado di misurare tutti gli aspetti essenziali della funzione esercitata. Se il sistema restituisce quasi esclusivamente valutazioni di eccellenza, mentre nelle scuole continuano a emergere situazioni di forte disagio organizzativo e professionale, è doveroso chiedersi se gli strumenti utilizzati siano realmente adeguati a rappresentare la complessità della realtà scolastica.

La scuola italiana ha bisogno di una dirigenza forte, competente e autorevole, ma anche capace di ascoltare, prevenire il disagio, valorizzare il personale e costruire comunità educanti fondate sul rispetto reciproco. Per questo il Comitato Nazionale Docenti propone che il sistema di valutazione della dirigenza venga progressivamente integrato con indicatori riferiti alla qualità dell'ambiente di lavoro, alla tutela della salute psicofisica del personale e alla capacità di promuovere relazioni organizzative positive. Una scuola di qualità, infatti, non si misura soltanto dai documenti prodotti o dagli obiettivi amministrativi raggiunti, ma soprattutto dalla qualità delle condizioni in cui ogni giorno docenti e personale scolastico lavorano e gli studenti apprendono.

Il Comitato Nazionale Docenti conferma infine la propria disponibilità ad aprire un confronto costruttivo con le istituzioni, mettendo a disposizione il lavoro svolto sul tema del benessere organizzativo e facendosi portavoce delle istanze del personale della scuola, nella convinzione che migliorare le condizioni di lavoro significhi migliorare la qualità dell'intero sistema di istruzione.

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