Villaggio dei Ragazzi, studenti in aula per simulare un processo sulla violenza di genere: formazione, legalità e impegno civile

Il momento centrale della giornata è stato però rappresentato dalla simulazione processuale realizzata dagli studenti

A cura di Diego Palma Diego Palma
21 marzo 2026 18:17
Villaggio dei Ragazzi, studenti in aula per simulare un processo sulla violenza di genere: formazione, legalità e impegno civile -
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Una lezione fuori dagli schemi, capace di unire diritto, educazione civica e sensibilizzazione sociale. È quanto accaduto presso la Sala Chollet del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, dove gli studenti sono stati protagonisti di una simulazione di processo penale dedicata al tema, quanto mai attuale, della violenza di genere. L’iniziativa, riportata anche dalla stampa locale e rilanciata sui canali social della Fondazione, ha rappresentato un momento di alto valore formativo. I ragazzi, appartenenti ai diversi indirizzi dell’istituto – dal liceo linguistico all’alberghiero – si sono confrontati direttamente con le dinamiche della giustizia penale, mettendo in pratica conoscenze teoriche e sviluppando competenze trasversali fondamentali.

A moderare l’incontro è stato il giornalista Franco Tontoli, mentre i saluti istituzionali sono stati affidati a figure di primo piano del mondo giuridico e istituzionale, tra cui il commissario straordinario Antonio Caradonna, l’avvocata Angela Del Vecchio e l’avvocato Alberto Martucci. Tutti hanno sottolineato l’importanza di percorsi educativi capaci di coniugare legalità, formazione e consapevolezza su temi sociali di grande rilevanza.

Particolarmente significativo è stato il contributo dei magistrati e dei professionisti intervenuti. La dottoressa Diana Russo, magistrato presso il Ministero della Giustizia, e la dottoressa Donata Di Sarno, GIP del Tribunale di Napoli Nord, hanno illustrato le dinamiche processuali, affiancate dagli avvocati Lucia Scarano, Fiorentina Orefice e Mario Dazzetti, che hanno portato esempi concreti della pratica forense.

Il momento centrale della giornata è stato però rappresentato dalla simulazione processuale realizzata dagli studenti. Con serietà e preparazione, i ragazzi hanno interpretato i diversi ruoli del processo, dimostrando padronanza giuridica, capacità argomentativa e una sorprendente maturità nell’affrontare un tema così delicato. I magistrati presenti hanno espresso pieno apprezzamento per il lavoro svolto, evidenziando l’alto livello raggiunto.

Il cuore educativo del progetto: le parole della prof.ssa Mena Farina

Non sono mancati i riconoscimenti al corpo docente che ha accompagnato gli studenti in questo percorso. Un plauso particolare va alla professoressa Mena Farina, ideatrice della progettualità, il cui impegno ha reso possibile un’esperienza didattica di grande impatto educativo. Fondamentale anche il contributo dell’Ufficio Comunicazione per l’organizzazione dell’evento.

prof.ssa Mena Farina
prof.ssa Mena Farina

Ma è soprattutto nel suo intervento che si coglie il senso più profondo dell’iniziativa, che va ben oltre la semplice attività scolastica.

Oggi non metteremo in scena una semplice recita. La simulazione di un processo penale è un esercizio di cittadinanza attiva straordinario. Vedere i nostri ragazzi misurarsi con le regole del diritto, con la dialettica processuale e con la ricerca della verità giuridica significa vederli crescere come cittadini consapevoli, capaci di comprendere che la giustizia non è un concetto astratto, ma un pilastro vivo della nostra convivenza.

La riflessione si spinge oltre, toccando uno dei nodi più complessi del sistema giudiziario:

Dobbiamo avere il coraggio della sincerità: la “verità processuale”, quella che emerge dalle carte e dalle prove, non sempre riesce a ricalcare perfettamente la verità storica dei fatti. Eppure è proprio in questo scarto, a volte doloroso, che risiede l’importanza del denunciare.

Un messaggio forte, che diventa anche educazione civica concreta:

Denunciare non è solo un atto di coraggio individuale, ma un atto di profonda fiducia nelle istituzioni. Anche quando l’esito non è quello sperato, o quando il percorso appare tortuoso, scegliere la via della legalità significa affermare che nessuno è invisibile di fronte allo Stato.

E ancora, un invito alla partecipazione attiva:

Avere fiducia nella giustizia non significa attenderne passivamente i verdetti, ma partecipare attivamente alla costruzione di un sistema dove l’abuso non resti mai confinato nel silenzio. Violenza di genere: prevenzione, cultura e responsabilità

La scelta del tema non è stata casuale, ma profondamente educativa:

Il caso scelto tratta un tema urgente: la violenza di genere. Il cuore della simulazione di oggi tocca una piaga profonda della nostra società.

La scuola, in questa prospettiva, assume un ruolo centrale:

Credo fermamente che la prevenzione inizi tra i banchi di scuola e che il compito fondamentale del docente sia non limitarsi a far apprendere nozioni, ma stimolare le coscienze e formare i cittadini del futuro.

Un passaggio particolarmente significativo riguarda la dimensione culturale del fenomeno:

La legge è uno strumento fondamentale, ma la vera battaglia contro la violenza si vince con il rispetto culturale. Imparare a riconoscere i segnali del prevaricamento, comprendere il valore del consenso e l’inviolabilità della persona è ciò che trasforma una comunità di individui in una società civile.

Infine, un messaggio diretto ai giovani:

Affrontare questo caso oggi significa darvi gli strumenti critici per dire “no” a ogni forma di abuso e per non restare mai in silenzio. Un modello di scuola attiva e consapevole

L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di educazione alla legalità promosso dal Villaggio dei Ragazzi, da sempre punto di riferimento sul territorio per la formazione dei giovani e la diffusione dei valori civili. Eventi di questo tipo dimostrano come la scuola possa andare oltre la trasmissione delle conoscenze, diventando luogo di crescita consapevole e partecipazione attiva. In un contesto sociale in cui il tema della violenza di genere continua a richiedere attenzione e interventi concreti, esperienze come questa assumono un valore ancora più significativo: educare i giovani al rispetto, alla responsabilità e alla giustizia rappresenta infatti il primo passo per costruire una società più equa e consapevole.

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