Alberghieri sotto esame: diplomati senza mestiere e aziende senza fiducia

Formazione, lavoro e riforme: perché il sistema degli Istituti Professionali è a un bivio storico - di Federico Barbarossa

A cura di Diego Palma Diego Palma
03 gennaio 2026 16:24
Alberghieri sotto esame: diplomati senza mestiere e aziende senza fiducia -
Condividi

SCUOLA: ISTITUTI PROFESSIONALI

FORMAZIONE & PROFESSIONALITÀ

Che il mondo del lavoro abbia sempre visto con diffidenza i neo diplomati delle Scuole Alberghiere, è risaputo da tempo. A motivare questo concetto è il processo di de-programmazione che le aziende devono attivare per riconvertire questi studenti in lavoratori idonei al mercato…

Diplomati sì, ma senza alcuna reale abilitazione al lavoro. Scarsa attitudine alla professione, poca cura dell’aspetto comportamentale, minima conoscenza linguistica, pochi stimoli e nessuna motivazione. Un verdetto implacabile che raffigura la situazione di difficoltà in cui ristagna oggi il settore formativo turistico-alberghiero.

Da una parte, nuove esigenze giovanili, mancanza di valori e del giusto riconoscimento professionale; dall’altra, aziende che spesso sfruttano i lavoratori e che non riconoscono loro diritti e rispetto. Non vi è alcun dubbio che la verità stia sempre nel mezzo, ma ciò non toglie che entrambe le parti siano chiamate a una profonda riflessione.

Gli spunti e le occasioni non mancano, come dimostra un post pubblicato sulla piattaforma LinkedIn, dove diversi professionisti ed esperti di settore interagiscono dibattendo sull’argomento con la speranza di sensibilizzare le parti verso il raggiungimento di una soluzione condivisa.

Ad emergere tra le righe del post sono alcune criticità riferite allo stato di formazione degli studenti degli Istituti Alberghieri che, una volta lasciata la scuola, si ritrovano in un ambiente di lavoro poco raccontato, dove le convinzioni acquisite sono spesso distanti anni luce dalla realtà.

Da qui la selezione impietosa tra i curricula ricevuti, che privilegia i cosiddetti “diamanti grezzi” da modellare, rispetto ai neo diplomati da de-programmare e successivamente riconvertire al lavoro. Difficile dar torto alle aziende, se si osservano i dati sulla permanenza al lavoro dei diplomati nei tre anni successivi al conseguimento del titolo, che crollano drasticamente nel secondo e nel terzo anno tra abbandono e cambio di professione.

Una situazione che il settore del turismo ha visto aggravarsi dopo il Covid, costringendo gli operatori a un sostanziale ripensamento della gestione aziendale, sia strutturale sia in termini di personale. Non si investe più nella formazione e il prodotto che arriva dagli Istituti Professionali è spesso inadatto, poco motivato e, soprattutto, impreparato.

La formazione appare obsoleta; gli insegnanti d’indirizzo sono spesso neo diplomati IPSAR, talvolta ignari delle reali dinamiche di reparto e del coinvolgimento necessario per il raggiungimento degli obiettivi. Inoltre, le professioni si sono evolute, ma gli aggiornamenti non arrivano più a scuola, dove in passato venivano portati dagli esperti della cosiddetta “Terza Area”: professionisti che condividevano con i ragazzi la praticità e le dinamiche professionali indispensabili per l’inserimento nel lavoro.

Oggi tutto questo è quasi scomparso, o comunque presente solo in quelle scuole dove il corpo docente non teme le interferenze esterne e comprende il valore del confronto con il mondo produttivo.

Segnali che non sono sfuggiti al Ministero dell’Istruzione, che proprio da quest’anno dovrebbe avviare l’ennesima riforma degli Istituti Professionali, denominata “4+2”: quattro anni per conseguire il diploma invece dei cinque attuali, con redistribuzione del monte ore del quinto anno nel quadriennio. Il nuovo percorso consentirà poi l’accesso all’Università oppure il passaggio diretto agli ITS, altamente professionalizzanti e in grado di garantire un più agevole inserimento nella realtà occupazionale.

Nel mezzo, una maggiore presenza di professionisti ed esperti di settore che, insieme agli attuali Insegnanti Tecnico-Pratici, arricchiranno con il loro vissuto il percorso formativo degli studenti. In sintesi: più pratica accanto alla teoria e rafforzamento delle materie indispensabili all’indirizzo prescelto.

Ancora oggi, come tanti anni fa, gli Istituti Alberghieri vengono spesso percepiti come “scuole di ripiego”, un porto sicuro per ottenere un diploma facile, tanto che il risultato – salvo rare eccezioni – è quello di formare operatori non pronti al mercato del lavoro. La formazione culturale di base, come italiano e matematica, è indispensabile per formare cittadini consapevoli, ma non può diventare una scusa per trascurare la parte professionale, nella quale la preparazione tecnica deve essere di altissimo livello.

Se vogliamo formare eccellenze e non operatori mediocri, nelle scuole dovrebbero esserci i migliori professionisti sulla piazza: Manager, Receptionist, Concierge, Maître, Sommelier, Barman e Chef che vivono il settore ogni giorno, perché solo chi conosce le sfide reali può insegnare non solo il “come”, ma anche il “perché” dell’eccellenza.

Elevando lo standard della formazione tecnica, le aziende tornerebbero a investire con fiducia sui giovani diplomati, il settore beneficerebbe di un ricambio generazionale competente e motivato e, soprattutto, gli studenti sceglierebbero l’Istituto Alberghiero per il suo prestigio, attratti da un percorso che garantisca una carriera d’alto profilo.

di Federico Barbarossa

Considerazione del Direttore

Questo articolo fotografa con lucidità una crisi che non è soltanto didattica, ma culturale e sistemica. Gli Istituti Alberghieri rappresentano da sempre uno dei principali ponti tra scuola e lavoro, ma quando questo ponte non regge più, a crollare non è solo l’occupabilità dei giovani: è la credibilità dell’intero sistema formativo. La riforma “4+2” è un’opportunità, ma non potrà funzionare senza un deciso cambio di paradigma: meno burocrazia, più competenze reali, più professionisti veri dentro la scuola. Solo così l’alberghiero tornerà a essere una scelta di valore e non una scelta di ripiego.

Segui Voce della Scuola