Responsabilità nella scuola: chi risponde davvero quando qualcosa va storto

Quando nella scuola si verifica un problema – un incidente, una contestazione, un’irregolarità amministrativa o organizzativa – la domanda che emerge quasi automaticamente è sempre la stessa: chi è responsabile?

A cura di Diego Palma Diego Palma
15 dicembre 2025 11:49
Responsabilità nella scuola: chi risponde davvero quando qualcosa va storto -
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Quando nella scuola si verifica un problema – un incidente, una contestazione, un’irregolarità amministrativa o organizzativa – la domanda che emerge quasi automaticamente è sempre la stessa: chi è responsabile?
È una domanda legittima, ma troppo spesso viene affrontata in modo semplicistico, individuando un responsabile immediato senza una reale analisi del quadro normativo e del contesto organizzativo in cui l’evento si è verificato.

Nel sistema scolastico la responsabilità non è mai automatica. Al contrario, è il risultato di una valutazione complessa che tiene conto di ruoli, competenze, obblighi giuridici e condizioni operative.

Responsabilità personale e responsabilità dell’amministrazione

Nel funzionamento della scuola convivono diversi livelli di responsabilità:

  • quella del dirigente scolastico, legata alle funzioni di direzione, gestione e vigilanza;

  • quella dei docenti e del personale, connessa ai doveri professionali e alle attività effettivamente svolte;

  • quella dell’amministrazione nel suo complesso, relativa alle scelte organizzative, alle risorse assegnate e agli assetti strutturali.

Il rischio più frequente, nella pratica, è che si affermi una responsabilità “di fatto”, che colpisce chi è più esposto operativamente, indipendentemente dal reale perimetro giuridico delle competenze.

Il ruolo del contesto organizzativo

La responsabilità non può essere valutata prescindendo dal contesto in cui si opera. Tra gli elementi rilevanti vi sono:

  • carenza di personale, soprattutto amministrativo;

  • sovraccarico di compiti;

  • assenza o scarsa chiarezza delle procedure operative;

  • ricorso a deleghe improprie o informali.

Ignorare questi fattori significa spostare l’attenzione dal sistema alle singole persone, trasformando criticità strutturali in colpe individuali.

Il peso delle figure intermedie

Collaboratori del dirigente, membri dello staff, referenti di plesso e docenti con funzioni organizzative rappresentano spesso il primo livello operativo della scuola.
Proprio per questo motivo risultano particolarmente vulnerabili, soprattutto quando i ruoli non sono formalizzati da atti scritti chiari.

Relazioni e segnalazioni in qualità di referente del dirigente scolastico

Uno dei punti più delicati riguarda la redazione di relazioni, note o segnalazioni da parte di docenti che operano come referenti o collaboratori del dirigente scolastico.

È fondamentale chiarire che:

  • la relazione non è un atto neutro;

  • chi la redige ne è direttamente responsabile, sotto il profilo professionale e, in alcuni casi, giuridico;

  • la relazione entra a far parte degli atti amministrativi della scuola.

Scrivere una relazione su richiesta del dirigente non equivale a trasferire la responsabilità del contenuto. Il referente risponde di ciò che afferma, soprattutto se:

  • esprime valutazioni personali;

  • utilizza formule ambigue o accusatorie;

  • riporta fatti non direttamente verificati.

Per questo motivo, le relazioni dovrebbero sempre:

  • limitarsi a fatti oggettivi;

  • indicare chiaramente fonti e circostanze;

  • evitare giudizi o interpretazioni non richieste.

Accesso agli atti: cosa accade davvero

Un aspetto spesso sottovalutato è che le relazioni e le segnalazioni sono accessibili tramite istanza di accesso agli atti ai sensi della legge n. 241/1990.

In caso di accesso agli atti:

  • il soggetto interessato può prendere visione del contenuto;

  • può conoscere chi ha redatto la relazione;

  • può utilizzare gli atti per eventuali tutele legali o sindacali.

Chi ha redatto la relazione non è coperto da anonimato, salvo casi eccezionali previsti dalla legge.
Questo significa che ogni atto scritto deve essere redatto con piena consapevolezza delle sue possibili conseguenze.

Diffida del dirigente scolastico: cosa comporta per chi la riceve

La diffida è un atto formale con cui il dirigente scolastico richiama un dipendente a un determinato comportamento o contesta una condotta.

È importante chiarire che:

  • la diffida non è automaticamente una sanzione disciplinare;

  • costituisce però un atto prodromico che può precedere un procedimento;

  • entra nel fascicolo e può essere utilizzata in fasi successive.

Chi riceve una diffida ha diritto a:

  • conoscere i fatti contestati;

  • presentare osservazioni o memorie difensive;

  • chiedere accesso agli atti collegati (incluse eventuali relazioni di terzi).

Ignorare una diffida o sottovalutarla può essere un errore. Va sempre gestita con attenzione e, se necessario, con il supporto sindacale o legale.

Una scuola più prudente o più giusta?

La tendenza a scaricare responsabilità e a produrre atti difensivi genera un effetto collaterale pericoloso: una gestione difensiva della scuola, orientata a tutelarsi più che a educare.

Una scuola che funziona per paura non è una scuola che innova.

FAQ – Domande frequenti

Un referente del DS risponde di ciò che scrive in una relazione?
Sì. La responsabilità del contenuto resta in capo a chi redige l’atto.

Le relazioni possono essere oggetto di accesso agli atti?
Sì. Salvo eccezioni, sono pienamente accessibili.

La diffida è una sanzione disciplinare?
No, ma può costituire un passaggio preliminare a un procedimento.

Si può rifiutare di scrivere una relazione?
Si può chiedere che l’incarico sia formalizzato e chiarito nei limiti.

La buona fede tutela sempre?
No. Può essere valutata, ma non esclude automaticamente responsabilità.

Riferimenti normativi essenziali

  • D.Lgs. 165/2001 – Pubblico impiego

  • D.Lgs. 297/1994 – Testo Unico della scuola

  • D.P.R. 275/1999 – Autonomia scolastica

  • Legge 241/1990 – Accesso agli atti

  • CCNL Scuola e CCNL Area Istruzione e Ricerca

  • Codice di comportamento dei dipendenti pubblici

Chiedere collaborazione senza tutele, responsabilità senza strumenti e autonomia senza confini chiari è una contraddizione che il sistema scolastico non può più permettersi.
Rimettere al centro regole, ruoli e consapevolezza giuridica non significa irrigidire la scuola, ma renderla più giusta, più trasparente e più sostenibile.

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